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Come superare gli esami di giurisprudenza? L’approccio da seguire

Giurisprudenza è ritenuta per molti una delle facoltà più difficili, a causa del grande carico di informazioni che si devono ricordare con precisione. Ma come superare gli esami di giurisprudenza?

Per poter andare bene all’esame, devi dedicare parecchio impegno allo studio.

Ciò che conta non è tanto il tempo che passi a studiare, ma la qualità dello studio. Occorre infatti un giusto approccio per poter dare il meglio e sfruttare il tempo disposizione per sentirsi abbastanza sicuri di aver dato la giusta attenzione a ogni argomento. Puoi fare questo avendo cura di seguire un metodo, che può aiutarti a ottenere risultati abbattendo gli sforzi al minimo.

Per questo motivo, abbiamo pensato a qualche consiglio su come superare gli esami di giurisprudenza senza troppe difficoltà e senza farti prendere dal panico. Eccoli qui.

Il giusto approccio per superare gli esami di giurisprudenza: tutti i consigli

Se ti stai preparando per una sessione e ti chiedi come superare gli esami di giurisprudenza, sei nel posto giusto. Prepararsi ad un esame è fonte di stress, specialmente per giurisprudenza, dove dovrai ricordare parecchie cose.

Ti daremo alcune indicazioni per riuscire ad affrontare al meglio i tuoi esami!

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Rimani motivato

Cerca di tenere sempre alta la motivazione. Ciò significa ricordarti perché stai studiando in questa facoltà. Potrebbe essere per il tuo futuro lavoro, o magari perché desideri aprirti altre porte. Non ha importanza la tua motivazione, ma tienila sempre a mente.

Fissati degli obiettivi a breve e lungo termine: vedere che riuscirai a raggiungerli farà innalzare la tua autostima e ti motiverà ancora di più a proseguire.

Un altro consiglio inoltre è di ripassare sempre un po’ ogni giorno: constatare che sei riuscito a ricordare ciò che avevi studiato giorni prima ti darà la giusta carica per continuare a studiare. Il ripasso è una fase importantissima, non solo per la motivazione: ti aiuta a fissare le informazioni e, per questo, deve essere sempre presente in una buona routine di studio.

Segui le lezioni con attenzione

Forse ti sarai reso conto che, se alle superiori seguivi una lezione attentamente, poi studiare a casa era più semplice.

Seguire le lezioni infatti, è davvero utile:

  • Le basi della materia te le fai a lezione, quindi quando studierai, ricorderai già qualcosa;
  • Nel caso avessi subito dei dubbi, puoi chiedere al docente di rispiegare, così da evitare perdite di tempo durante lo studio;
  • Potrai spezzare il programma d’esame da studiare in più parti, anziché farlo interamente. In questo modo avrai meno cose da tenere a mente.

Ma seguire le lezioni cosa significa? Quello che consigliamo è seguirla in modo attivo, ossia partecipando, prendendo appunti, facendo domande. Mentre ascolti la lezione, puoi ad esempio iniziare a costruire delle mappe concettuali, che ti aiuteranno ad associare i concetti con maggiore efficienza.

Questo perché scrivendo memorizzerai molto di più e inoltre, eviterai di fare il doppio del lavoro.

Usa il giusto metodo di studio e ripassa spesso

Se ti stai chiedendo come superare gli esami di giurisprudenza con un buon metodo di studio, siamo qui apposta per rivelarti che, nonostante sembri la via più semplice, imparare a memoria non è un metodo efficace.

Il metodo di studio per giurisprudenza può fare davvero la differenza per ottenere risultati. Il nostro consiglio per un buon metodo di studio è mettere in atto questi punti:

  • Segui le lezioni e prendi appunti
  • Entro 24 ore da quando hai preso appunti, rileggili più volte (aiuterà a memorizzare, poiché dopo un giorno già comincerai a dimenticare la lezione!)
  • Approfondisci sui libri i vari concetti delle lezioni, sottolineando le parole chiave
  • Ripeti ciò che hai letto ma a parole tue, pur avendo attenzione per il linguaggio scientifico. L’importante è “interiorizzare” i concetti
  • Interroga te stesso facendoti delle domande e testa la tua capacità di reazione. Prova a fare dei collegamenti e assicurati di aver capito davvero l’argomento che stai studiando

Pianifica il carico di studi

Una cosa molto sottovalutata dagli studenti universitari è il saper pianificare le giornate di studio.

Essenziale invece è creare un programma giornaliero, una sorta di tabella di marcia che ti consente di rimanere entro i tempi. Ecco dei consigli:

  • Fissa sul calendario le date di esame e organizza il carico di studio
  • Parti dalle cose più complesse o noiose e suddividi in questo modo:
    • giorno 1: da tot capitolo a tot capitolo
    • giorno 2: da tot capitolo a tot capitolo + ripasso del giorno precedente

Oltre al programma giornaliero, puoi darti anche degli obiettivi più “macro”, che interessano ad esempio la settimana e il mese. Puoi continuare così fino alla data d’esame.

Fai pause e non trascurare la tua vita sociale

Uno degli sbagli più frequenti di uno studente universitario è il voler studiare per ore di continuo, senza mai fare pause o prendersi delle ore durante la sessione solo per dedicarsi ai propri interessi.

Nulla di più errato! La concentrazione non si riesce a mantenere per tanto tempo, per questo il nostro cervello ha bisogno di momenti di stacco per rielaborare tutto.

Ogni 20 minuti di studio intenso, fai 3-4 minuti di passeggiata fuori dalla stanza, per poi rimetterti sui libri. Dopo un’ora, permettiti di fare una pausa più lunga per dedicarti a qualcosa di più rilassante. Questa è anche chiamata tecnica del pomodoro.

In questo modo sarai più produttivo, poiché anziché distrarti, riuscirai a tenere la mente fresca più a lungo.

Non dimenticarti inoltre, di non tralasciare la tua vita sociale. Esci comunque con amici, non rinchiuderti in casa. Servirà ad allentare lo stress e alzare il tuo umore.

Studiare giurisprudenza con Unicusano

Avere un valido aiuto nello studio è ciò che può aiutarti di più a crescere. Unicusano è particolarmente attento alle esigenze degli studenti. Per questo, iscrivendoti alla laurea in giurisprudenza del nostro Ateneo, potrai contare su una serie di benefici per il tuo studio. Anzitutto, la metodologia didattica adottata: la metodologia telematica. Grazie a questo approccio, potrai studiare comodamente da casa, accedendo ad un portale online attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Per aiutarti a pianificare gli esami e trovare il metodo di studio ideale per te, Unicusano mette a tua disposizione un tutor didattico per tutta la durata dei tuoi studi. Avere un supporto costante migliorerà le tue prestazioni e ti permetterà di affrontare gli esami con maggiore serenità.

Per iscriverti alla laurea Unicusano in giurisprudenza online, compila il form o chiama il numero verde 800.98.73.73

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Perché dovresti lavorare sulle soft skills (e come possono aiutarti nel lavoro)

Hai mai pensato a cosa può fare davvero la differenza tra te e un altro candidato ad un colloquio? Secondo molte ricerche, questo elemento differenziale ha un nome: soft skills. Ma perché sono così importanti per i datori di lavoro e come possono aiutarti a fare la differenza?

Partiamo da un principio: ci sono le hard skills e le soft skills. Le prime sono le competenze/conoscenze più tecniche che aiutano a eseguire un lavoro nello specifico; le soft skills nel lavoro, invece, sono quelle competenze che riguardano la nostra persona e il modo in cui ci poniamo con gli altri e relativamente alle varie situazioni.

Sono dunque particolari capacità che ci permettono non necessariamente di essere bravi a fare un lavoro nello specifico, ma di eseguirlo al meglio.

Queste capacità si imparano con il tempo, facendo esperienza. Esse rappresentano tratti della personalità, le attitudini, gli stili di comunicazione ed espressione, di relazione con gli altri e gestione delle risorse interne ed esterne. In questa guida ti spieghiamo perché queste competenze trasversali sono così preziose nel lavoro e come fare per acquisirle.

Perché le soft skills nel lavoro sono importanti?

Le soft skills o abilità trasversali sono richiestissime in azienda. Cosa sono? Facciamo un esempio. In un lavoro come l’avvocato, una hard skill potrebbe essere la conoscenza della legge, che serve per mettere in pratica le tue mansioni specifiche, mentre una soft skill potrebbe essere il problem solving, che ti permette di arrivare a una soluzione in un problema che si presenta nella realizzazione del tuo lavoro.

Ecco le più famose soft skills richieste a lavoro e perché ti aiutano nel concreto.

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Problem Solving

Significa saper utilizzare tutte le risorse a disposizione per riuscire ad analizzare una data situazione problematica per poi cercare di individuare il piano migliore per risolvere il problema e ovviamente, saperlo mettere in atto.

Essere problem solver ti aiuta ad anticipare e gestire i problemi con una certa velocità, senza andare nel panico. Per questo è importante allenare questa skill, magari con l’esperienza. Puoi provare ad esporti gradualmente a problemi sempre più grandi, per iniziare a pensare a nuove modalità di reazione.

Team Management / Leadership

La capacità di leadership ci permette di essere buoni leader. Saper ascoltare il pensiero del proprio team e saper dirigere per raggiungere degli obiettivi, tenendo presente le potenzialità di ogni singolo membro del gruppo.

Ciò significa non prevaricare sugli altri, non essere autoritari, ma far valere le proprie idee e stimare anche quelle degli altri, per poi spronare il gruppo verso una direzione.

Pensiero Critico

È la capacità che ci permette di avere pensieri nostri, a seguito di attenta analisi e mettendo in discussione un problema o una situazione. Avere pensiero critico è utile per scorgere tutti gli angoli di una situazione, analizzandola da diverse prospettive.

Gestione Dello Stress e Capacità di adattamento al contesto lavorativo

In qualsiasi ambito lavorativo, dovrai aver a che fare con lo stress. Esistono ambienti lavorativi più stressanti di altri, ma quando c’è da raggiungere un obiettivo, che sia di vendita o di progettazione o creazione, si hanno dei tempi, delle persone, delle risorse da saper gestire.

Queste situazioni possono essere stressanti, per questo motivo occorre saper gestire lo stress e sapersi anche adattare alle nuove situazioni e contesti.

Per imparare a gestire lo stress, segui questi passaggi:

  • Individua la fonte di stress e analizzala
  • Capisci cosa puoi fare per rendere la situazione meno ansiosa per te
  • Metti in atto strategie per minimizzare la fonte stressante

Proattività

Cosa significa essere proattivi? Chi possiede questa soft skill nel lavoro significa che sa prendere decisioni da sé e prende l’iniziativa in una determinata mansione. Fa dunque di più di ciò che era stato richiesto o che ci si aspettava.

La proattività è fondamentale per mostrare il proprio potere decisionale e il proprio spirito di adattabilità: per questo è molto apprezzata dai datori di lavoro.

Teamworking

Saper lavorare in squadra, in un team di lavoro, significa saper confrontarsi e gestire il lavoro con altre persone. Dimostrare di saper collaborare con altri per il medesimo obiettivo è molto richiesto nel mercato del lavoro.

Altre soft skills per il lavoro

Ecco altre soft skills che saranno utili al lavoro:

  • Autonomia (ovvero saper portare a termine le proprie mansioni senza necessariamente avere la supervisione di qualcuno);
  • Capacità di organizzazione: saper organizzare le risorse e prefissare obiettivi, pianificando a seconda del tempo a disposizione e gli strumenti adeguati;
  • Attenzione ai dettagli: ovvero essere accurati, diligenti;
  • Essere intraprendente: significa avere spirito d’iniziativa e presentare entusiasmo verso un progetto;
  • Doti comunicative: saper ascoltare e comunicare in modo efficace, assertivo, sia con i collaboratori ma anche eventuali clienti.

Ora non ti resta che allenare le tue soft skills e potenziare i tuoi risultati.

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I 6 lavori del futuro per laureati in economia

Se sei uno studente di economia (o vorresti diventarlo), sicuramente vorrai saperne di più sugli sbocchi lavorativi di questo percorso di studi.

I lavori per laureati in economia sono noti a tutti, primi fra tutti, il commercialista e il revisore contabile…ma se ce ne fossero di nuovi e di “alternativi” rispetto alle professioni più classiche?

Se ti stai chiedendo cosa fare dopo economia, oltre alle classiche professioni, una laurea in economia conviene se vuoi intraprendere una strada meno battuta ma allo stesso tempo estremamente interessante. Al giorno d’oggi, con la rivoluzione tecnologica e la digitalizzazione, il mercato del lavoro è cambiato notevolmente, offrendo nuovi sbocchi lavorativi. Per chi ha una laurea in economia, sbocchi lavorativi nel mondo digitale sono una grande possibilità, che rivoluzionano completamente il mercato del lavoro.

Perciò, perché non provare? Scopriamo insieme cosa fare dopo una laurea triennale (o magistrale) in economia.

Che lavoro fare dopo una laurea in economia

Una laurea in economia è la scelta giusta se desideri un lavoro al passo con l’era digitale in cui stiamo vivendo. Numerosi sono gli sbocchi lavorativi economia e management che possono darti gratificazione, incontrando i tuoi interessi. Purtroppo, essendo professioni emergenti, spesso non se ne parla, finendo così per limitare i lavori laureati in economia. Per questo abbiamo raccolto qui i lavori del “futuro” per chi ha intrapreso studi economici. Eccoli nel dettaglio.

Brand Manager

La figura del Brand Manager è quella che, all’interno di un’azienda, si occupa della promozione, dalla creazione della campagna marketing alla pubblicizzazione del prodotto. Possiamo definirlo il “responsabile del marchio” dell’azienda. Un mediatore tra la direzione e la produzione. Si occupa dello sviluppo di nuovi prodotti e interagisce con i settori marketing e di comunicazione e vendite.

È una professione che ha la responsabilità di creare un brand forte, una marca distintiva di successo, con la capacità di soddisfare le esigenze dei consumatori e diventare così la scelta preferita all’interno del proprio mercato di riferimento.

Un background in economia e marketing è utilissimo per approcciare a questa professione.

E-Commerce Manager

Se ti stai chiedendo cosa fare dopo la laurea triennale in economia, questa professione potrebbe piacerti.

Ti sarà capitato, almeno una volta, di acquistare in uno store online. Un ecommerce non è solo un negozio virtuale: è un insieme di strategie studiate da esperti per facilitare il percorso dell’utente e facilitare la vendita. Questi esperti sono gli e-commerce manager.

L’e-commerce manager è la figura che ha il compito di:

  • definire le strategie di vendita
  • gestire le vendite online
  • monitorare l’andamento delle vendite
  • analizzare i flussi di dati relativi agli utenti/clienti che utilizzano il negozio online
  • scegliere, gestire e mantenere i rapporti con i fornitori
  • collaborare con le figure che si occupano di digital marketing
  • lanciare nuovi prodotti e servizi

Queste sono solo alcune delle mansioni di chi si occupa di e-commerce menagement e collabora a stretto contatto con tante altre figure del settore di vendita, comunicazione, design ed esperti del digitale.

Business Analyst

Il Business Analyst è uno dei lavori per laureati in economia. È l’esperto che si occupa di migliorare l’attività commerciale di un’azienda per poter raggiungere determinati obiettivi.

Per farti capire meglio qual è l’ambito di interesse di questo professionista, ecco le mansioni di un Business Analyst sono:

  • individuare le necessità dell’azienda
  • creare un piano d’intervento e il bilancio preventivo
  • elaborare periodicamente i report
  • considerare le aree critiche ed intervenire di conseguenza
  • proporre nuove strategie
  • aiutare nelle strategie dell’azienda
  • analizzare gli scostamenti di budget

Data Specialist

Lo possiamo tradurre in specialista dei dati, ma qual è la sua funzione di preciso in un’azienda? Trasforma i dati che ricava in informazioni che possano essere comprese (da chi non è esperto come lui) che riguardano tutti i reparti dell’azienda.

L’azienda più così utilizzare quei dati per adottare nuove strategie e avvantaggiarsi, eventualmente, sul mercato.

Il Data Specialist è colui che:

  • Identifica gli obiettivi dell’analisi dei dati con i dirigenti e responsabili
  • Raccoglie i dati da fonti interne/esterne
  • Ripulisce i database per eliminare i dati non importanti
  • Trova e corregge probabili errori nei database
  • Analizza i dati per trovare i trend
  • Realizza report con risultati

Con una laurea in economia gli sbocchi lavorativi come questi sono all’ordine del giorno!

Product Manager

Questa professione è uno degli sbocchi lavorativi di economia e management. Il Product Manager si occupa, come dice il nome, del prodotto. Nello specifico, è il diretto responsabile del prodotto per tutto il ciclo di vita.

In quanto Product Manager dovrai occuparti dal lancio sul mercato di un prodotto, fino alla sua uscita dalla produzione.

In questo lasso di tempo, dovrai definire gli obiettivi commerciali e adottare strategie di marketing efficaci per raggiungerli.

Lavorando in grandi aziende e multinazionali, dovrai ideare strategie innovative per promuovere i prodotti, lavorare a stretto contatto con il Data Specialist per poter avere un report dei risultati delle indagini di mercato e modificare le tue strategie a seconda delle esigenze di mercato e del consumatore.

Account Manager

L’Account Manager è quel professionista che si occupa di controllare e supervisionare, poiché è il responsabile della gestione, sviluppo e mantenimento dei clienti di una determinata azienda, e si occupa inoltre dell’assestamento del business aziendale.

Questo profilo si trova a metà tra la vendita e l’assistenza clienti, per questo si occupa dei bisogni di entrambi: azienda e consumatori.

Ma vediamo cosa fa un Account Manager:

  • Rappresenta l’azienda ma è un punto di riferimento per il cliente
  • Gestisce le relazioni con i clienti, assicurandosi della loro soddisfazione e fidelizzandoli
  • Stila dei report sui feedback dei client
  • Riferisce il feedback dei clienti con altri settori aziendali che si occuperanno di identificare strategie di miglioramento

Che ne dici? Una laurea in economia conviene? Noi pensiamo di sì: la scelta di lavori per laureati economia è ampia, devi solo fare la tua scelta! E se ti domandi quanto guadagna un laureato in economia, questo dipende dalle varie professioni, ma sono tutte davvero ben pagate.

Se vuoi iscriverti alla facoltà di economia dell’Università di Reggio Emilia Unicusano, compila il form o chiama il numero verde 800.98.73.73

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Come avere un perfetto equilibrio tra studio e vita privata

Raggiungere il perfetto equilibrio studio e vita privata sembra essere una difficoltà riscontrata da diversi studenti. Così come, di conseguenza, il non riuscire a studiare meglio. Studio, lavoro e vita privata: tenere a bada a questo trinomio non è semplice. Nessuna delle tre cose dovrebbe assorbire più tempo ed energie rispetto alle altre. Inoltre, l’assenza di stabilità andrà a discapito della tua salute psicofisica, poiché se non vedi risultati, ti stresserai e sarà difficile poi uscire da questo circolo vizioso.

Alcuni studi stimano che circa 1 persona su 3 non è soddisfatta del proprio equilibrio studio e vita privata. Questo perché molti non agiscono con metodo. Il modo su come coniugare lavoro e studio c’è, e richiede sacrificio, organizzazione, disciplina ma anche accettazione dei propri limiti e amore per se stessi. In questa guida vogliamo partire proprio da qui e definire, passo dopo passo, tutti gli elementi da considerare per riequilibrare queste diverse aree della tua vita.

Come coniugare lo studio con il lavoro e la vita privata

Come coniugare lavoro e studio, oltre alla vita privata? Trovare un equilibrio studio e vita privata, con il lavoro e tempo limitato, richiede di saper fare 4 cose:

  • Essere organizzati
  • Fissare obiettivi
  • Fare pause
  • Essere motivati

L’insieme di questi quattro elementi ti aiuterà a sentirti meglio e a performare di più, in tutte le aree della tua vita. Vediamo insieme come lavorare su ciascuno di questi punti.

Modella le tue capacità organizzative

Trovare un equilibrio tra studio e vita privata richiede essere fortemente organizzati. La parola d’ordine è: ottimizzare i tempi.

Crea una tabella di marcia, pianifica la giornata e la settimana, sacrificando ciò che non è necessario e sfruttando ogni momento per fare qualcosa. La nemica numero uno dell’equilibrio studio e vita privata è la procrastinazione. Molti studenti e studentesse, presi da stanchezza o poca voglia, rimandano i loro impegni. Assolutamente non procrastinare: il tempo è l’unica cosa che non si recupera e gli imprevisti che ti impediranno di studiare meglio potrebbero sorprenderti.

Rispetta il tuo programma e sarai ufficialmente una persona organizzata che saprà trovare un equilibrio studio e vita privata, conciliando anche il lavoro.

Per essere organizzato al massimo, investi su un planning. Per realizzare il tuo planning, basta anche un quaderno organizzato per giorni, settimane e mesi. Crea le tue “to-do list” giornaliere e settimanali e impegnati a tenerle sotto controllo, per ottenere migliori risultati.

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Fissa obiettivi specifici per la tua formazione

In qualsiasi campo, è essenziale fissare degli obiettivi specifici. Essi servono a mantenere alta la tua motivazione e non solo: ti permetteranno di non sprecare tempo. Questi obiettivi devono avere alcune fondamentali caratteristiche:

  • Essere specifici
  • Essere realistici
  • Essere misurabili
  • Essere definiti nel tempo

Spieghiamo meglio questi concetti. Fissare obiettivi specifici significa definire con esattezza ciò che vuoi portare a termine. Ad esempio, non basta dire “Voglio studiare per superare gli esami”. Dovresti dire: “Vorrei preparare due esami in tre mesi”. Questi obiettivi devono essere realistici: se hai 4 ore di tempo da dedicare allo studio durante la giornata, non sovraccaricarti di mole di lavoro come se ne avessi 8!  Parti dalla tua situazione specifica per fissare obiettivi che siano sempre raggiungibili: questo perché, qualora fissassi obiettivi troppo ambiziosi e non riuscissi a raggiungerli, la tua motivazione ne risentirebbe.

Prenditi momenti di pausa

Sei una persona, non una macchina. Non sei facilmente riparabile con un pezzo di ricambio e una lucidata. Ascolta il tuo corpo e la tua mente. Quando senti di aver bisogno di “staccare la spina”, fallo. Non ostinarti per finire di studiare e lavorare in modo imperterrito. Se puoi, soprattutto nel caso del lavoro, prenditi qualche ora in più per te, se non di più. Se devi studiare molto ma la stanchezza e la frustrazione hanno il sopravvento, molla tutto per un po’ e prenditi del tempo solo per te. Dedicati a ciò che ti piace e distraiti.

Quando tornerai sui libri, avrai molta più motivazione e concentrazione: sarà un efficace modo per studiare meglio!

Un consiglio in più: se fai fatica a staccare, programma dei momenti di pausa nella tua tabella di marcia. Prevedi una pausa di almeno 10 minuti ogni due ore e prenditi un momento di stacco più lungo a fine giornata.

Mantieni alta la tua motivazione

Un altro modo efficace su come coniugare lavoro e studio è sicuramente mantenere alta la tua motivazione. Chiediti sempre per quale motivo stai affrontando tutto questo. Perché sei in questo corso? Perché questo lavoro? Trova uno scopo in tutto ciò che fai, uno scopo che ti stia a cuore, a cui credi davvero. Ti servirà nei momenti più difficili per mantenere saldi i tuoi obiettivi e spronarti a raggiungerli.

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Come memorizzare qualunque cosa con la tecnica dei loci

Se sei uno studente, sicuramente sarai interessato a capire come massimizzare le tue abilità di memorizzazione. Avere una buona memoria ti permette di immagazzinare più informazioni in meno tempo, consolidando il tuo apprendimento; ciò ti consente, inevitabilmente, migliori performance accademiche, ma anche un cervello più allenato e attivo.

Ci sono diversi strumenti e diverse tecniche per potenziare la memoria: tra queste, la tecnica dei loci è una delle più famose in assoluto. Nota anche come “palazzo della memoria”, questa mnemotecnica è molto diffusa tra gli studenti e ha origini antichissime, che risalgono addirittura a Cicerone.

Come è noto, Cicerone è stato un grande oratore. Nei suoi scritti dedicati all’arte dell’oratoria, Cicerone ha parlato spesso della memoria e dell’importanza di richiamare le informazioni al momento giusto, per poter esporre il discorso al meglio. Infatti, la parola loci è il plurale di locus, parola latina che significa proprio luoghi. La tecnica dei loci consiste nello sfruttare i luoghi per ripercorrere nella mente un intero discorso.

In questa guida ti spiegheremo come si applica questa tecnica nello studio e cosa fare per padroneggiarla al meglio. Iniziamo subito.

Come usare il “palazzo della memoria” per studiare

Le mnemotecniche ti aiutano a potenziare la tua mente, aumentare la concentrazione e ottenere migliori risultati nello studio. La tecnica dei loci può davvero rivoluzionare il tuo approccio ad un esame: vediamo insieme come funziona.

Cos’è il metodo dei loci?

Partiamo da una semplice definizione di questo metodo che, come abbiamo accennato, ha come obiettivo quello di facilitare la memorizzazione di informazioni sfruttando dei “percorsi” all’interno della nostra mente. Il meccanismo è estremamente semplice e sfrutta una nostra abilità arcaica, ossia quella di associare nuove immagini ad immagini già presenti nella nostra mente.

Il metodo permette infatti di associare ogni concetto da ricordare ad un oggetto presente in un luogo a te molto famigliare.

Supponiamo che tu debba fissare nella mente un discorso relativo ad un esame di diritto pubblico. Ciascuna parte di questo esame può essere associata ad una “tappa” di un luogo a te vicino o un percorso che fai spesso. A questo punto, la tua mente assocerà ciascun elemento dell’esame ad un oggetto o ad una parte di una stanza, che ripercorrerai nella tua mente.

I benefici di questo sistema sono molteplici:

  • Ricordi più informazioni minimizzando lo sforzo
  • Riesci a “richiamare” a te le informazioni velocemente
  • Rafforzi la memoria a lungo termine e non “dimentichi” i contenuti di un esame dopo poche settimane

Scegli il tuo luogo

La prima cosa da fare per applicare il metodo dei loci è scegliere il tuo luogo. Come abbiamo detto, deve essere un luogo molto famigliare per te, che conosci alla perfezione. Qualche esempio?

  • Il salone di casa tua
  • La tua camera da letto
  • Il tragitto che compi da casa tua a lavoro

ATTENZIONE: ti sconsigliamo di scegliere un luogo troppo “complesso”. Un centro commerciale, ad esempio, rischia di essere davvero troppo grande da gestire. Devi scegliere un luogo o un tragitto del quale conosci alla perfezione la disposizione dei vari punti di riferimento.

Identifica i tuoi punti di riferimento

Una volta scelto il tuo luogo, dovrai identificare i tuoi punti di riferimento, ossia le “ancore” a cui legare ogni concetto da memorizzare. Scegli come punti di riferimento elementi specifici, che non possono essere confusi tra loro e che sono posti alla giusta distanza. Ad esempio, se scegli la tua camera da letto, evita di scegliere solamente camicie del tuo armadio, altrimenti farai fatica a ricordare quale concetto associ a ciascuna camicia.

Idealmente, se scegli la camera da letto, puoi identificare come punti di riferimento l’armadio, il letto, il comodino, la televisione.

Associa concetti e immagini

A questo punto, ciò che dovrai fare è associare ogni concetto ad un punto di riferimento. Per riuscirci con successo, dovrai trasformare un concetto in un’immagine vivida nella tua mente. Dovrai costruire nella tua mente un’associazione efficace, che ti consenta di visualizzare quell’argomento all’interno del tuo punto di riferimento.

Per “richiamare” i concetti al momento giusto, ti basterà ripercorrere mentalmente il tuo luogo, passando per i punti di riferimento che hai identificato e a cui hai associato gli argomenti da ricordare.

Adesso tocca a te: scegli un argomento da ricordare e applica la tecnica dei loci per migliorare nello studio. Non ti resta che provare e goderti i risultati.

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Come diventare destination manager: studi e possibilità

Il tuo sogno è diventare destination manager?

Tra le nuove professioni del turismo, quella del destination manager è sicuramente molto interessante ed è pronta ad affermarsi sul mercato già da qualche anno. Già diffuso oltreoceano, il lavoro del destination manager (o DMC) ha l’obiettivo di promuovere e favorire il rilancio turistico di un determinato territorio.

Si tratta di un esperto che può lavorare come consulente turistico e per aziende di qualsiasi tipo, offrendo le sue abilità di valorizzazione dell’unicità di un luogo, a partire dalle peculiarità ambientali, enogastronomiche e culturali. Una professione, come potrai intuire, estremamente dinamica, che punta alla costruzione di offerte turistiche ad hoc, a partire da una imprescindibile conoscenza del territorio in cui opera. Ci sono diverse skills utili per intraprendere questo lavoro, da quelle più tecniche a quelle più “soft”.

Se vuoi capire come si diventa destination manager, continua nella lettura: ecco tutto quello che devi sapere su questa nuova e interessante professione del turismo.

Come si diventa destination manager

Negli ultimi anni il settore turistico ha subito una decisa evoluzione. Se, fino a qualche anno fa, il turismo era perlopiù di prossimità, negli ultimi decenni abbiamo assistito alla facilitazione dei voli low cost e all’esplosione di altre tipologie di turismo, molto più ad ampio raggio. Insieme alle stesse tendenze turistiche, si sono evolute anche le professioni e ne sono nate di nuove, come ad esempio quella del destination manager.

Ancora poco popolare in Italia, questo nuovo lavoro del turismo è pronto per affermarsi anche nel nostro Paese: ecco chi è e cosa fa il DMC.

Chi è il destination manager

Iniziamo con una definizione semplice del lavoro del destination manager. Stiamo parlando di quel professionista che organizza e promuove il prodotto turistico della destinazione. Questo professionista, essendo un manager, non si occupa puramente di attività promozionali, ma cura anche tutta la parte relativa al budget, alle risorse umane da impiegare e alle risorse da mettere in campo.

Il compito principale di questo professionista è valorizzare le peculiarità culturali, ambientali, enogastronomiche tipiche del territorio, costruendo un’esperienza estremamente tagliata sulle esigenze dei committenti.

Mansioni e responsabilità

Parlando nello specifico di mansioni del destination manager, possiamo dire che queste non fanno capo ad una singola area. Piuttosto possiamo definire questa professione come fortemente interdisciplinare e spesso frutto dell’unione di diverse esperienze e diverse attitudini di chi la svolge.

In generale, i compiti di un destination manager sono:

  • Comprendere e analizzare a fondo la proposta turistica del territorio di cui si occupa
  • Analizzare tutto ciò che costituisce attrattiva turistica, valutarne lo stato e capire in che modo valorizzare le unicità del territorio
  • Definire una strategia di promozione basato sui punti di forza del territorio, frutto di un’analisi più complessa dei bisogni e delle necessità del visitatore
  • Elaborare un’offerta turistica su misura, sulla base delle risorse a disposizione
  • Spingere l’offerta turistica con nuove attrattive attraverso le risorse a disposizione
  • Organizzare e pianificare l’esperienza
  • Coinvolgere gli attori locali assumendo talvolta un ruolo di mediatore
  • Pianificare il budget a disposizione e scegliere una corretta allocazione delle risorse economiche
  • Coordinare l’operato di tutte le persone coinvolte nel processo di promozione e comunicazione della destinazione turistica

Dove opera il destination manager

Il destination manager può lavorare sia come libero professionista che come dipendente. Può trovare impiego in aziende pubbliche o private, oppure può avere un ruolo di consulente esterno. Tra le caratteristiche più rilevanti di questo lavoro, figura senza dubbio l’elevata mobilità: si tratta, infatti, di un lavoro dinamico, che può prevedere molti spostamenti.

Lo stipendio è estremamente variabile in base a fattori come tipologia contrattuale, anni di esperienza e territorio in cui si opera.

Skills

Veniamo ora a parlare delle skills che ogni destination manager dovrebbe possedere. Iniziando da quelle tecniche, come lo stesso nome suggerisce, questo professionista deve avere abilità manageriali: deve pertanto saper leggere i numeri, condurre analisi, pianificare budget, gestire risorse umane, coordinare processi. Importante una conoscenza solida del marketing e delle modalità di valorizzazione turistica di un territorio: deve conoscere alla perfezione il mercato e il suo funzionamento, per poter trovare la strategia d’azione migliore.

Accanto a tutto questo, il destination manager parla generalmente almeno una lingua straniera alla perfezione, come ad esempio l’inglese. Utile anche una buona dimestichezza con i mezzi digitali.

Parlando, invece, di soft skills, un destination manager dovrebbe avere:

  • Eccellente flessibilità
  • Gran dose di autonomia nella gestione dei progetti
  • Capacità di delega
  • Ottime abilità organizzative
  • Capacità relazionali e abilità nel lavoro in team
  • Capacità comunicative

Percorso di studi: il Master Unicusano

Per entrare nel settore turistico e abbracciare una delle nuove professioni più ambite in assoluto, l’Università Niccolò Cusano ha lanciato il Master I Livello in Tourism Management.

Il Master Universitario di I Livello in “Tourism Management” ha come obiettivo quello di fornire nuove conoscenze e aggiornamenti a tutti quei professionisti che operano (o vorrebbero operare) nella governance e nel management delle imprese e delle destinazioni turistiche, nazionali ed internazionali.

Nello specifico, parliamo di imprese alberghiere, tour operator, agenzie di viaggi, imprese di ristorazione e tutte le altre tipologie di imprese operanti nel sistema turistico. Frequentando il Master, acquisirai competenze manageriali adeguate nella valorizzazione e nello sviluppo sostenibile delle risorse culturali.

Modalità di accesso

Il Master è di I Livello: ciò vuol dire che, per iscriverti, dovrai possedere almeno un diploma di laurea triennale.

Caratteristiche

Il Master dura 1500 ore, per un totale di 60 CFU. L’intero percorso formativo si svolge “a distanza” grazie all’innovativa metodologia telematica adottata dal nostro Ateneo.

Connettendoti ad una piattaforma di e-learning sempre attiva, potrai:

  • Accedere alle lezioni video e materiale fad appositamente predisposto;
  • Testare le tue capacità con verifiche per ogni materia
  • Accedere a workshop / seminari di approfondimento tematico
  • Analizzare case history e accedere a incontri con testimonials e professionisti del settore

Al termine del percorso potrà essere offerta ai più meritevoli la possibilità di individuare e di attivare uno stage presso le aziende disponibili sul territorio nazionale particolarmente impegnate nel settore del Tourism Management previo colloquio di selezione.

Materie di studio

Il Master affronta diverse tematiche, raggruppate in macroaree. Queste sono ad esempio:

  • Principi di economia e gestione delle imprese nel settore turistico
  • Destination management
  • Organizzazione aziendale nelle imprese turistiche
  • Comunicazione e marketing territoriale e della destinazione turistica
  • Legislazione turistica

Al termine del percorso è prevista una prova finale di verifica delle conoscenze apprese.

Se vuoi lavorare nel turismo come destination manager e aumentare le tue conoscenze, iscriviti ora: compila il form per richiedere informazioni.

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I 7 consigli per superare brillantemente il primo anno di giurisprudenza

Ti sei appena iscritto alla facoltà di giurisprudenza e non vedi l’ora di affrontare questo primo anno? L’inizio di un nuovo percorso universitario è sicuramente tra i momenti più importanti della vita: è in questi anni che getterai le fondamenta per il tuo futuro e svilupperai la mentalità che ti consentirà di crescere davvero attraverso l’apprendimento.

La facoltà di giurisprudenza è tra le più scelte in assoluto: la passione per la legge è comune tra moltissimi studenti e il fascino di questo percorso continua, ancora oggi, ad attrarre moltissimi iscritti. Avvocato, notaio, magistrato, consulente legale: queste sono solo alcune delle professioni che chi sceglie giurisprudenza sogna di intraprendere.

Ma prima di arrivare al tuo futuro, pensiamo al presente: come affronterai questo primo anno di giurisprudenza? Ecco 7 consigli per iniziare al meglio questo percorso e abituarti alla tua nuova vita da studente universitario.

Come sopravvivere al primo anno da studente di giurisprudenza

Curioso di sapere cosa ti riserverà questo primo anno da iscritto alla facoltà di giurisprudenza? Vediamo insieme le 7 cose che dovresti tenere sempre a mente.

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#1 – Rivoluziona il metodo di studio delle scuole superiori

Una delle prime cose che dovrai fare è rivoluzionare il tuo metodo di studio. Rispetto alle scuole superiori, l’università ha altri ritmi: dovrai abituarti a studiare di più, a fare esami con una certa frequenza e programmare tutto con largo anticipo. Se,  da una parte, questo ti offre maggiore libertà organizzativa, dall’altra richiede uno sforzo superiore da parte tua. Dimentica l’approccio delle superiori e ripensa il tuo metodo di studio in base alle nuove esigenze.

#2 – Impara a prendere appunti

Un aspetto strettamente collegato al punto #1 di questa guida è proprio l’apprendere come prendere appunti nel modo giusto. Ogni volta che ascolti una lezione, prendi l’abitudine di scrivere su un foglio i passaggi più importanti: non trascrivere parola per parola, ma limitati a fare degli schemi, evidenziare delle parole e dei passaggi salienti.

Nonostante ciò che si pensi, prendere appunti è un ottimo modo per apprendere e fissare le informazioni: questo ti consentirà di avere già sottomano tutto ciò che hai bisogno di sapere prima di aprire i tuoi manuali di diritto e faciliterà anche la fase del ripasso.

#3 – Liberati dallo stress

Quando si inizia un nuovo percorso si è sempre carichi di entusiasmo. Dopo qualche tempo, l’entusiasmo rischia di lasciare il posto allo stress e alla pressione. I grossi carichi di studio, le difficoltà ad abituarsi al “linguaggio” giuridico e un contesto nuovo possono aumentare il tuo stress, con conseguenze negative per il tuo studio. Liberati da tutto questo: prenditi dei momenti di svago e programma la tua giornata di studio tenendo sempre in considerazione le giuste pause.

#4 – Migliora la tua comunicazione

Durante il primo anno, dovrai sostenere i tuoi primi esami universitari. Dovrai abituarti a sostenere esami in forma scritta e orale: per questo è importante lavorare sulla tua comunicazione. Anche se questo aspetto è molto trascurato dagli studenti, lavora sul tuo modo di porti, soprattutto davanti ad un esame orale.

Allenati davanti ad uno specchio: osserva la tua postura e la tua gestualità e fai in modo di trasmettere sicurezza in te stesso. Scandisci bene le parole, impara a fare collegamenti intelligenti, migliora ogni aspetto della tua comunicazione e domina l’ansia da prestazione.

#5 – Supera velocemente una bocciatura

Soprattutto ai primi tempi, non è raro essere bocciati ad un esame. Ciò può avvenire perché, all’inizio, hai poca dimestichezza con l’esame in sé, con il contesto e con le materie trattate. A volte chi viene bocciato si demoralizza molto e perde fiducia in se stesso: il consiglio è quello di prendere questo evento come un’opportunità per migliorarti e crescere.

#6 – Programma sempre

L’organizzazione è la chiave per ottenere davvero risultati. Pianifica il tuo studio in anticipo, senza ridurti all’ultimo secondo e gestendo al meglio le tue scadenze. La cosa migliore da fare è osservare il tuo piano formativo e decidere quando dare ogni esame. Sulla base di questo calendario, a partire dal tempo che hai per studiare, inizia a scomporre il materiale (libri, appunti, dispense): impegnati a studiare ogni giorno secondo le tue disponibilità. Non è importante studiare tantissime ore in una giornata, ma farlo con costanza.

#7 – Credi in te stesso

L’ultimo consiglio per vivere al meglio il primo anno dell’università è credere in te stesso e nelle tue capacità. Mantieni alta la motivazione in ogni momento: quando ti senti stanco, ricordati gli obiettivi che hai in mente e perché hai scelto questo percorso. Credi in tutto quello che sai fare, nella tua capacità di apprendere e nel tuo progetto professionale.

Solo così riuscirai a mantenere la concentrazione che ti serve per superare questa prova al massimo!

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“Parlami di te” al colloquio di lavoro: ecco come rispondere

Una delle domande più temute ad un colloquio di lavoro è la famosa “Parlami di te“. Nonostante possa sembrare una domanda “semplice”, in realtà è una delle più complesse a cui rispondere, perché è più difficile capire cosa vuole davvero sapere il recruiter.

In generale, le domande “aperte” tendono a essere più impegnative da decifrare: se sei alle prime esperienze lavorative, rispondere a questo tipo di quesiti può diventare un vero incubo per te. Considerando che questa domanda rientra tra le più popolari in assoluto, abbiamo pensato di approfondire in questa guida tutto ciò che riguarda le modalità di risposta e le opportunità che potresti cogliere per valorizzare la tua professionalità.

Vediamo insieme di cosa si tratta.

Come rispondere alle domande di un colloquio: “parlami di te” e risposte

Hai un colloquio di lavoro importante? Se hai già pensato al tuo curriculum vitae e alla tua lettera di presentazione e sei piaciuto al tuo interlocutore, è il momento di pensare a qualche possibile risposta legata alle domande più frequenti in un incontro professionale. Tra queste, ci sono sicuramente quelle domande come:

  • “Parlami di te”
  • “Dimmi qualcosa in più su di te”
  • “Cosa puoi dirmi in più su di te che non leggo sul tuo CV?”

Ecco in che modo superare la paura di queste domande e come elaborare una risposta perfetta e che sia davvero in grado di distinguerti da tutti gli altri.

I tempi di risposta

Tipicamente un colloquio di lavoro può durare dai 15 ai 30 minuti. Durante un colloquio, l’obiettivo di un recruiter è quello di capire se tu sei la persona adatta a ricoprire quel ruolo.

Quando ti viene rivolta una domanda così ampia come “parlami di te”, probabilmente il tuo interlocutore vuole entrare più in connessione con i tuoi schemi di ragionamento e capire con quale prontezza costruirai una risposta.  Spesso questa domanda funge un po’ da “bussola” in tutto il colloquio, aprendo ad altri potenziali discorsi legati, ad esempio, alle tue precedenti esperienze e ai tuoi obiettivi professionali.

Generalmente, i tempi di risposta per questa domanda sono tra i 2 e i 3 minuti. Avrai dunque a disposizione pochi secondi per far capire al tuo interlocutore perché dovrebbe scegliere te e non qualcun altro.

Cosa dire

Possono esserci modi diversi per rispondere a questa domanda e non ne esiste uno universalmente giusto o sbagliato. Ci sono però dei consigli che possono essere sempre validi quando si presenta la fatidica domanda “dimmi di te”:

  • Prepara sempre prima la risposta a questa possibile domanda. Non lasciarti cogliere impreparato e formula già una possibile risposta nella tua mente, magari seguendo la scaletta che troverai nel prossimo paragrafo
  • Adatta la risposta al contesto in cui ti trovi. Parla anche delle tue aspirazioni e del perché hai deciso di candidarti proprio per un ruolo in quell’azienda
  • Sii professionale e positivo: valorizza i tuoi punti forti senza timore. Usa positività e ottimismo per coinvolgere il tuo interlocutore e non parlare male dei tuoi vecchi datori di lavoro
  • Mostra la tua passione. I recruiter cercano persone appassionate per le aziende. Chi mostra passione e interesse in ciò che fa guadagna molti punti agli occhi di un responsabile risorse umane. Parla di ciò che ti appassiona di più e di cosa ha motivato (e motiva) le tue scelte

Struttura tipo della risposta alla domanda “parlami di te”

Ci sono diversi modi per approcciare alla costruzione della risposta a “parlami di te” in un colloquio. Un modo piuttosto semplice di rispondere segue questa scaletta:

  • Parla al presente: introduci con una breve descrizione di quello che fai ora, delle cose più recenti di cui ti sei occupato e, magari, di qualche risultato importante che hai raggiunto
  • Parla del passato: spiega al tuo interlocutore come sei arrivato al tuo ruolo attuale e parla delle te esperienze pregresse che possono essere utili e in linea con il lavoro per il quale ti stai candidando
  • Parla del futuro:  spiega al recruiter quali sono le tue ambizioni e cosa ti aspetti di trovare nel tuo nuovo luogo di lavoro

Questa formula, incredibilmente semplice da applicare, ti permette di rispondere in modo esaustivo a domande generiche che chiedono di parlare di te e della tua esperienza.

Esempio di risposta

Ora proviamo ad applicare quanto detto nel modello precedente ad un caso reale. Supponiamo che tu ti stia candidando per un ruolo di ingegnere gestionale junior. Ecco una possibile risposta alla domanda: “Dimmi qualcosa in più su di te”

  • Presente: Sono un ingegnere gestionale. Mi occupo di supervisionare e coordinare progetti all’interno di aziende di medie e grandi dimensioni operanti nel settore logistico. Ho già coordinato più di 5 gruppi di lavoro nell’ultimo anno, con un aumento stimato della produttività di oltre il 30%
  • Passato: La mia grande passione per XYZ mi ha spinto a laurearmi in ingegneria gestionale e a conseguire un Master in XYZ, che mi ha permesso di affinare ancora di più le mie competenze e abilità. Ho già lavorato in aziende come NOMEAZIENDA, mettendo a frutto le mie skills in campo organizzativo e gestionale
  • Futuro: Vorrei trovare un’occupazione che mi stimoli a crescere ancora di più e sviluppare i miei interessi nel settore logistico, in un contesto aperto allo sviluppo continuo e alla cooperazione tra reparti

Ecco una risposta-tipo alla domanda più temuta ad un colloquio. Non ti resta che applicare questo schema e trovare la risposta migliore per lasciare un segno nel tuo interlocutore.

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Come fare un CV per un manager in 4 mosse

Se vuoi candidarti per una posizione nel management di un’impresa, una delle prime cose che dovrai fare è redigere il tuo CV. Scrivere un CV per manager può essere, per alcuni, una sfida davvero impegnativa: candidarsi per una posizione di gestione implica evidenziare nel tuo curriculum vitae tutte quelle esperienze che dimostrano la tua capacità di guidare, motivare e organizzare coloro che lavorano sotto la tua supervisione.

Abbiamo parlato già in questo blog di come diventare manager e di tutti i passaggi da seguire per lanciarti in questa professione. In questo articolo vogliamo offrirti quattro consigli concreti per preparare il tuo curriculum e candidarti per una posizione di manager ottenendo subito un colloquio. Iniziamo!

Come scrivere il curriculum vitae di un manager

Scrivere il CV di un manager significa mettere in evidenza il tuo background, la tua filosofia di gestione, i risultati che hai già raggiunto e le soft skills che padroneggi. Oltre alla tua storia lavorativa, infatti, è utile arricchire il tuo CV con queste preziose informazioni, che possono distinguerti dagli altri candidati e far balzare la tua presentazione all’occhio del recruiter. Ecco 4 consigli per creare un curriculum di successo.

Organizza le informazioni

A prescindere dal fatto che tu scelga un CV in formato europeo o uno più innovativo, ciò che conta è l’organizzazione delle informazioni all’interno. Assicurati di rispettare una gerarchia delle informazioni: quelle più importanti e relative alla tua carriera vanno sempre poste all’inizio.

Parla delle tue abilità di gestione

Le aziende hanno bisogno di manager in grado di accompagnarle verso il raggiungimento dei loro obiettivi. In tal senso è utile mostrare tutti i risultati che hai già raggiunto nelle tue precedenti esperienze. Qualche esempio?  Potresti parlare degli obiettivi di fatturato, delle tue capacità di delegare, della percentuale di produttività raggiunta dal tuo team. Insomma, non aver paura a mostrare i tuoi “numeri”.

Usa i verbi d’azione

L’azione è importante per un manager. Questa può essere espressa anche verbalmente, utilizzando verbi d’azione nel tuo CV. Tra i verbi che comunicano attività, leadership e intraprendenza, troviamo ad esempio iniziare, innovare, creare, guidare, orientare, sviluppare, stabilire, dominare, raggiungere, pianificare, motivare.

Allega una lettera di presentazione

Un buon manager allega sempre al CV una lettera di presentazione personalizzata, dove esprime la sua motivazione a lavorare in quell’azienda. Studia l’azienda con attenzione e parla di ciò che tu potresti fare concretamente per farla crescere.

Non ti resta che metterti a lavoro e scrivere il tuo nuovo curriculum!

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Quanto guadagna un notaio? Stipendio medio e possibilità

Quella del notaio è una delle professioni più ambite da chi intraprende un percorso di studi in giurisprudenza. Uno dei motivi che rendono questa professione così attraente è legata allo stipendio di un notaio che, notoriamente, è piuttosto elevato.

Ma quanto guadagna un notaio esattamente? Prima di rispondere a questa domanda, partiamo da una premessa fondamentale su questo specialista.

Il notaio è un pubblico ufficiale che ha ottenuto mandato, da parte dello Stato, di dare validità giuridica e probatoria ad atti determinati e di riscuotere le imposte per attività determinate. In particolare, le sue mansioni principali riguardano, ad esempio, le scritture private, la liquidazione delle successioni, la conclusione degli atti di compravendita.

Per diventare notaio dovrai necessariamente avere alle spalle una Laurea Magistrale in Giurisprudenza, che offre le competenze giuridiche necessarie per poter esercitare questa professione. Inoltre, l’accesso alla professione è legato a requisiti ben precisi, che passano anche per il superamento di un concorso pubblico gestito direttamente dal Ministero della Giustizia.

Fatte le dovute premesse, vediamo insieme qual è lo stipendio medio di un notaio.

Notaio: stipendio medio e opportunità

In generale possiamo dire che gli stipendi dei notai sono molto alti rispetto alla media, anche se risulta piuttosto complesso parlare di numeri netti, poiché si tratta di una libera professione e ci sono diversi elementi che concorrono alla definizione del reddito.

In linea di massima, un notaio può guadagnare dai 50.000 e i 200.000 euro lordi all’anno; parliamo di cifre davvero molto elevate, che spesso altre categorie di lavoratori non riescono neppure a sfiorare.

Da cosa dipende lo stipendio del notaio in Italia

Tuttavia, le stime sugli stipendi dei notai mettono in evidenza una forbice molto ampia: da cosa dipende tutto questo? Ci sono alcuni fattori che concorrono alla definizione del guadagno netto di un notaio. In primo luogo l’andamento dei mercati che ha un impatto diretto sulla mole di lavoro da gestire. In secondo luogo, il numero dei clienti dello studio notarile, che può essere più o meno affermato. Da considerare anche l’ubicazione sul territorio nazionale: in generale, gli studi notarili situati nei grandi centri urbani dove c’è maggior concentrazione di attività economiche riescono ad avere un reddito più elevato.

A prescindere da quanto guadagni questo professionista, si tratta di un’attività lavorativa davvero prestigiosa, che molti studenti sognano ancora di intraprendere. Se sei interessato a diventare notaio, inizia dando un’occhiata al Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza di Unicusano.

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. 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