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Analisi SWOT: che cos’è, a cosa serve e come si realizza

L’analisi SWOT è uno degli strumenti più utilizzati all’interno delle aziende. Se studi economia e marketing, ti sarai sicuramente imbattuto in questo modello, introdotto tra gli anni ’60 e ’70 del Novecento da Albert Humphrey.

Per matrice SWOT intendiamo quello strumento di pianificazione strategica usato per valutare i punti di forza (Strengths), le debolezze (Weaknesses), le opportunità (Opportunities) e le minacce (Threats) di un progetto o in un’impresa o in ogni altra situazione in cui un’organizzazione o un individuo debba svolgere una decisione per il raggiungimento di determinati obiettivi.

Questa analisi può avere a che fare con l’ambiente interno (analizzando punti di forza e di debolezza) o esterno di un’organizzazione (analizzando minacce ed opportunità).

Ma da dove partire per realizzare una SWOT analysis e quali sono gli elementi da tenere in considerazione? Scopriamolo subito.

Ecco come si fa un’analisi SWOT

Come fare per realizzare la matrice SWOT di un progetto? Dalle voci da analizzare agli impieghi di questo strumento, ecco tutto quello che devi sapere per lavorare utilizzando una preziosa risorsa di marketing.

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Definizione

Come abbiamo accennato, l’analisi SWOT è uno strumento che permette la definizione degli elementi essenziali di un business.

Dal punto di vista strutturale, la matrice è composta da quattro quadranti: i quadranti inferiori hanno a che fare con poteri esterni, mentre quelli superiori con fattori interni.

I quadranti prendono il nome di:

  • Punti di forza, ossia gli elementi dell’organizzazione che sono utili a raggiungere l’obiettivo;
  • Debolezze, ossia gli elementi dell’organizzazione che sono dannose per raggiungere l’obiettivo;
  • Opportunità, cioè le condizioni esterne che sono utili a raggiungere l’obiettivo;
  • Minacce, cioè le condizioni esterne che potrebbero recare danni alla performance.

swot analysis

Perché questa analisi è così importante per un’azienda? Sicuramente il fine della SWOT è quello di creare una nuova consapevolezza sulle potenzialità di un business e di azzerare le minacce, trasformandole in opportunità.

La SWOT Analysis può essere impiegata per:

  • Pianificazione aziendale,
  • Pianificazione strategica,
  • Esternalizzare un servizio, attività o risorsa;
  • Un’opportunità di investimento;
  • Un metodo di distribuzione delle vendite;
  • Valutazione della concorrenza;
  • Sviluppo del prodotto;
  • Rapporti di ricerca.

Questo tipo di analisi viene condotta spesso da grandi multinazionali, ma può essere integrata anche in business più piccoli e in tutte le attività che vogliono prendere delle decisioni per il raggiungimento di un obiettivo e necessiti quindi di una analisi dell’ambiente interno (punti di forza e debolezza) ed esterno (minacce e opportunità) per una pianificazione strategica aziendale consapevole ed efficace.

Fattori interni

Entriamo ora nel vivo della nostra guida e cerchiamo di capire l’analisi SWOT con un esempio pratico, ricostruendo tutti i quadranti previsti dallo strumento.

I fattori interni sono:

  • Punti di forza (Strenghts)
  • Punti di debolezza (Weaknesses)

Punti di forza

I punti di forza rappresentano i pilastri dell’azienda. Questi vanno individuati anche in relazione ai concorrenti, così da comprendere quali sono le principali differenze.

Per identificare i punti di forza, è utile porsi domande come:

  • Quali vantaggi offre l’azienda?
  • Quali attività vengono svolte meglio di chiunque altro?
  • Quali risorse ha l’azienda che gli altri non hanno o non possono avere?
  • Quali fattori sono in grado di muovere la vendita del prodotto o servizio?
  • Qual è la Proposta di vendita unica dell’organizzazione (USP)?

Punti di debolezza

I punti di debolezza rappresentano gli aspetti che rendono più vulnerabile un’organizzazione.

Per capire quali sono i punti deboli di un’organizzazione, è utile farsi domande come:

  • Quali aspetti dell’azienda possono essere migliorati?
  • Quali aspetti o atteggiamenti si dovrebbero evitare?
  • Quali sono le cose che le persone nel mercato dell’azienda considerano come punti deboli?
  • Quali fattori fanno perdere le vendite?

Fattori esterni

Passiamo ora ai fattori esterni da inglobare nella matrice SWOT, che sono:

  • Opportunità (Opportunities)
  • Minacce (Threats)

Vediamo nel dettaglio a cosa ci stiamo riferendo.

Opportunità

Le opportunità possono essere rilevate osservando attentamente l’ambiente esterno all’impresa e cercando di cogliere tutte le possibilità positive in opposizione alle minacce.

Le domande utili da porsi in questa fase sono:

  • Quali buone opportunità può individuare l’impresa?
  • Di quali tendenze interessanti è a conoscenza l’azienda?

Possono esserci opportunità utili in cose come:

  • Cambiamenti nella tecnologia e nei mercati su una scala ampia e ristretta;
  • Cambiamenti nella politica governativa relativa al campo in cui opera l’impresa;
  • Cambiamenti nei modelli sociali, profili di popolazione, cambiamenti nello stile di vita e così via;
  • Eventi locali.

Minacce

Le minacce sono tutti quegli elementi che potrebbero costituire un ostacolo o un problema per l’azienda. Per individuarle, è utile porsi queste domande:

  • Quali ostacoli incontra l’azienda?
  • Quali attività conducono i concorrenti?
  • Gli standard di qualità o le specifiche per il lavoro, i prodotti o i servizi cambiano?
  • Cambiare tecnologia sta minacciando la posizione dell’azienda?
  • Ci sono problemi di debito o di flusso di cassa?
  • Qualcuno dei punti deboli individuati nella prima fase potrebbe seriamente minacciare l’attività?

Come utilizzare la SWOT

Una volta condotta l’analisi SWOT, questa può essere impiegata come punto di partenza per una pianificazione strategica e operativa delle attviità aziendali. Ecco alcuni accorgimenti da seguire per far sì che questo strumento sia davvero utile e performante:

  • Inserisci nei quadranti solamente informazioni precise e verificabili. Inserire informazioni approssimative come “buon rapporto qualità-prezzo” non aiuta alla definizione della strategia; è bene specificare il valore di ciascun fattore, numeri alla mano;
  • Elimina le lunghe liste di fattori e cerca di dar loro un ordine, pensando a quali sono quelli davvero significativi;
  • Usa l’analisi insieme ad altri strumenti strategici, così da avere sottomano un quadro davvero completo sull’azienda che stai analizzando.

Studiare economia e marketing: corsi di laurea Unicusano

L’analisi SWOT è uno degli argomenti trattati nei corsi di laurea dell’area economica dell’Università Niccolò Cusano. Se sogni di lavorare in questo settore, l’offerta formativa dell’Università Niccolò Cusano prevede:

Il Corso di Laurea triennale in Economia Aziendale e Management ha come obiettivo quello di fornire allo studente competenze reali nelle aree di riferimento economiche, aziendali, giuridiche e quantitative.

In particolare, all’interno del corso di studi, sono approfondite le metodologie di analisi e di interpretazione critica delle strutture e delle dinamiche aziendali. Il Corso di Laurea comprende l’acquisizione di conoscenze fondamentali nei vari campi dell’economia e della gestione delle aziende pubbliche e private, nonché i metodi e le tecniche quantitative della Matematica per le applicazioni economiche, della Matematica finanziaria e attuariale e della Statistica.

Dopo la laurea triennale, lo studente può continuare i suoi studi iscrivendosi al Corso di Laurea Magistrale in Scienze Economiche. In questo percorso di studi vengono approfondite le materie trattate nella triennale, ampliando le conoscenze dello studente per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro.

Gli sbocchi lavorativi offerti da questo percorso accademico sono molteplici, dal commercialista all’esperto contabile, passando per gli esperti in consulenza aziendale di tipo economico.

I nostri corsi di laurea sono fruibili interamente online, grazie ad una piattaforma di e-learning attiva 24 ore su 24.

Se vuoi approfondire tematiche afferenti all’analisi SWOT e intraprendere un percorso accademico di stampo economico, contattaci e iscriviti subito.

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Storia della matematica dalle origini a oggi

Sei curioso di conoscere la storia della matematica dalle origini fino ad oggi?

In questa guida ripercorreremo la storia della disciplina attraverso le sue tappe più importanti, parlando delle scoperte più significative e delle personalità che hanno lasciato il segno nel corso dei secoli.

La matematica è una disciplina presente in moltissimi corsi di laurea dell’Università Niccolò Cusano, anche se non si tratta sicuramente del primo approccio che hai con questa materia così affascinante. Conoscere la matematica e cercare di comprenderla può aiutarti a sviluppare un pensiero logico, ma anche a cavartela nella vita di tutti i giorni.

Ripercorriamo ora le tappe più importanti che hanno portato allo sviluppo della matematica dalle origini ad oggi.

Come nasce e come si sviluppa la matematica nei secoli

Chi ha inventato la matematica? Quali sono stati i matematici famosi che hanno segnato lo sviluppo della disciplina? A queste (e molte altre) domande risponderemo nei prossimi paragrafi della nostra guida.

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grandi matematici

Gli albori

Le prime testimonianze dell’esistenza della matematica affondano nella notte dei tempi: già prima delle fonti scritte, si notano disegni che testimoniano un’attività di misurazione del tempo basata sull’osservazione delle stelle.

Secondo gli esperti, i primi conteggi sono ad opera delle donne, che registravano i loro cicli mensili o le fasi lunari.

L’origine dei numeri, o meglio, del concetto di numero risale a tempi remoti: probabilmente le prime considerazioni riguardavano i branchi di animali e la distinzione tra i concetti di “uno” “due” e “molto”, come ancor oggi fanno alcune popolazioni come gli zulu e i pigmei africani.

Le prime nozioni matematiche che ci sono giunte dall’antica India risalgono al periodo 3000 a.C. – 2600 a.C., prevalentemente nell’India settentrionale e nel Pakistan.

In queste regioni sono nati sistema di pesi e misure uniformi il quale si serviva di frazioni decimali, una tecnologia dei mattoni sorprendentemente avanzata che utilizzava i rapporti di strade disposte secondo perfetti angoli retti e di una grande varietà di forme e figure geometriche.

Parlando di matematica e civiltà antiche, i testi matematici più vecchi provengono dall’antico Egitto, nel periodo del Regno di mezzo, (2000-1800 a.C. ca., papiro di Mosca), dalla Mesopotamia, (1900-1700 a.C. ca, tavoletta Plimpton 322) e dall’India, (intorno all’800 a.C.-200 D.C., Sulba Sutras).

Senza entrare nel vivo della storia della geometria, segnaliamo la presenza ricorrente del teorema di Pitagora, che pare essere il più antico e diffuso risultato matematico che va oltre l’aritmetica e la geometria elementari.

Epoca medievale

Spostiamoci ora nell’epoca medievale, con un focus particolare sul versante europeo.

A seguito della caduta dell’Impero romano d’Occidente, gran parte della matematica greca si perde. Nei secoli immediatamente successivi, non ci sono state grandi innovazioni nel campo.

Tuttavia, in questo periodo, ha esercitato uno dei più grandi matematici di tutti i tempi: Leonardo Fibonacci. Grazie al suo Liber Abaci, l’Europa ha conosciuto il sistema di numerazione decimale e lo zero. Nel trattato si trovano molti problemi di natura pratica o commerciale, alcuni di essi comunque svelano le grandi doti di matematico di Fibonacci come quello della moltiplicazione dei conigli che genera la sequenza di Fibonacci.

 

La matematica europea moderna prende vita nel XV secolo, grazie ai contributi di menti illustri come Regiomontano e Luca Pacioli.

Dal Cinquecento al Settecento

Ripercorriamo ora la storia della matematica nell’arco di tre secoli:

  • Il Cinquecento
  • Il Seicento
  • Il Settecento

Il Cinquecento europeo ha visto un forte interesse verso l’algebra: proprio in questo secolo si cominciano ad accettare i numeri negativi chiamati spesso “falsi”.

Tra le innovazioni più significative del secolo segnaliamo i logaritmi descritti da John Napier nel Mirifici logarithmorum canonis descriptio.

Da segnalare anche una vera e propria rivoluzione della notazione matematica, che riguarda ad esempio:

  • Johann Widman è stato il primo ad utilizzare i segni + e -;
  • Robert Recorde ha inventato il segno =;
  • William Oughtred ha utilizzato il segno x per indicare la moltiplicazione.

Nel Seicento la storia della matematica vede importanti sviluppi. Fra tutti, gli scienziati iniziano a riunirsi in accademie come la Royal Society e la Académie française.

Tra i contributi più importanti da segnalare, quelli di Bonaventura Cavalieri (1598-1647) e Evangelista Torricelli (1608-1647), a cui dobbiamo lo studio del “metodo degli indivisibili” che lavorava sulle figure solide come composte da infiniti piani di spessore infinitesimo.

Nel campo della geometria, molti sviluppi rilevanti sono da attribuire a Cartesio(1596-1650), che nel suo La Gèometrie illustra i concetti fondamentali della geometria analitica, già scoperti in realtà da Fermat. A Cartesio dobbiamo lo studio di quelli che oggi definiamo “assi cartesiani”.

Nel XVIII secolo al centro degli studi c’è l’analisi matematica. Sulla scia del lavoro di Bernoulli, Eulero, uno dei matematici famosi della storia, ha introdotto la costante di Eulero-Mascheroni e le funzioni gamma e beta. Oltre a questo, Eulero ha trovato anche molti metodi per la soluzione delle equazioni differenziali usati anche oggi e ha lavorato con Jean d’Alembert su questioni che hanno a che fare con la meccanica razionale.

L’Ottocento

L’Ottocento è un secolo davvero importante per la storia della matematica, tanto da essere definito come L’età dell’oro della matematica.

Proprio in questo periodo hanno visto la luce importanti periodici matematici come il Journal di Crelle e il Journal di Liouville e sono nate  anche le prime società matematiche, come la London Mathematical Society.

Tra i grandi matematici del secolo, ricordiamo sicuramente Carl Gauss. La sua ricerca ha toccato quais tutte le branche della matematica: in particolare, Gauss ha dimostrato il teorema fondamentale dell’algebra e ha lavorato sulla teoria dei numeri pubblicando nel 1801 le Disquisitiones Aritmeticae.

Il Novecento

Nel Novecento si assiste ad una moltiplicazione di teoremi e scoperte matematiche.

Tra le personalità più significative figura sicuramente David Hilbert che, in un congresso del 1900, ha lanciato i 23 problemi che avrebbero dovuto fare da guida nella matematica novecentesca. Molti di questi problemi sono stati risolti, positivamente o negativamente, ma restano aperti l’ottavo e il dodicesimo.

Studiare la matematica: corsi di laurea Unicusano

La matematica è una disciplina fondamentale per la vita di tutti i giorni. Lo è ancora di più per chi intraprende un percorso di studi di natura scientifica.

In diversi corsi di laurea dell’Università Niccolò Cusano è presente l’insegnamento della matematica, propedeutica all’apprendimento anche di altre discipline.

I vantaggi di essere uno studente Unicusano sono tantissimi. Tra i principali:

  • Didattica fruibile online, grazie alla nostra piattaforma di e-learning attiva H24;
  • Offerta formativa ampia e adatta a tutte le necessità;
  • Servizio di tutoring e orientamento;
  • Accesso a stage e tirocini.

Ciascun corso di laurea prevede degli obiettivi formativi specifici e prevede diversi sbocchi professionali, consultabili nella pagina web dedicata ad ogni percorso.

Nella nostra offerta formativa, oltre ai corsi di laurea, ci sono anche Master e Corsi di aggiornamento professionali. La formazione post laurea, fondamentale nel caso in cui si desideri consolidare la propria preparazione, offre sicuramente un orientamento più pratico ed accrescere così le competenze già acquisite in ambito accademico o professionale.

Per iscriverti ai nostri Corsi di laurea o ai nostri Master, contattaci o chiama il numero verde 800.98.73.73

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Film apocalittici: la nostra imperdibile top ten

Sei un appassionato di cinema e non vedi l’ora di conoscere i migliori film apocalittici che dovresti vedere?

Se meteoriti, invasioni di zombie e situazioni naturali estreme catturano la tua attenzione, sei nel posto giusto: in questa guida raccoglieremo i film post apocalittici (e non) migliori in assoluto, da quelli più vecchi alle ultime produzioni.

Il mondo della fantascienza e degli scenari estremi è assai popolare ad Hollywood, dove grandi cast ed effetti speciali rendono ogni pellicola ancora più affascinante ed avvincente.

Se sei pronto, iniziamo subito il nostro viaggio alla scoperta della lista di film apocalittici da non perdere assolutamente.

I 10 migliori film post apocalittici

Un modo decisamente alternativo di trascorrere le tue pause studio? La visione di un kolossal del cinema da solo o insieme ai tuoi compagni di studio. Ecco la top ten dell’Università Niccolò Cusano dedicata al mondo della fantascienza.

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film post apocalittici

Armageddon – Giudizio Finale

Apriamo la nostra top ten dedicata ai film apocalittici con un classico degli anni 90: Armageddon – Giudizio Finale.

Questo film del 1998, diretto da Michael Bay, ha incassato moltissimo nel suo anno di uscita e ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui 4 nomination agli Oscar del 1999.

La trama rispecchia la classica pellicola sulla fine del mondo: un meteorite sta per schiantarsi contro la Terra mettendo a rischio la sopravvivenza dell’intera umanità. Per evitare che questo accada, l’unico modo è quello di inviare una squadra di astronauti con il compito di distruggere il meteorite prima dell’impatto.

Di stellare non c’è solo la trama: il cast annovera attori del calibro di Bruce Willis, Ben Affleck e Liv Tyler.

Non rientra tra i film sulla fine del mondo recenti, ma è sicuramente da vedere per i suoi effetti speciali e per i suoi continui colpi di scena.

L’esercito delle 12 scimmie

Continuiamo il nostro viaggio tra i film sulla fine del mondo con L’esercito delle 12 scimmie, pellicola del 1995 diretta da Terry Gilliam.

Siamo nel 2035: il protagonista della storia è James Cole, un detenuto che ha avuto l’incarico di indagare su cosa abbia portato alla morte il 99% dell’umanità, per la diffusione di un virus letale.

I sopravvissuti all’epidemia vivono nel sottosuolo ed escono in superficie solo indossando tute ermetiche, per cercare di scoprire come sia avvenuto il contagio. Cole viaggia nel tempo per mettersi sulle tracce dei responsabili, che sembrano essere i membri di un gruppo ecologista, l’esercito delle 12 scimmie, che avrebbe diffuso il contagio per liberare la Terra dagli esseri umani. Come finisce la storia? Lasciamo a te la possibilità di scoprirlo.

Interstellar

Approdiamo nel 2014 con uno dei film futuristici apocalittici più belli, diretto da Christopher Nolan: Interstellar.

La trama vede come protagonista un ingegnere ed ex pilota della NASA, interpretato da Matthew McConaughey, che cerca di trovare insieme ad una squadra di scienziati un altro pianeta in grado di consentire la vita, vista l’inabitabilità della Terra.

La missione vede un incredibile viaggio spazio-temporale, tra galassie, satelliti e buchi neri. La pellicola ha avuto un ottimo riscontro da parte del pubblico e si è aggiudicata l’Oscar per la miglior colonna sonora.

Independence day

Quando parliamo di film apocalittici non possiamo non menzionare questo kolossal diretto da  Roland Emmerich: Independence Day.

La trama mette al centro la lotta tra umani e alieni per la conquista della Terra, che vede una guerra davvero spietata. Celebri gli effetti speciali creati per il film, che vedono la distruzione di monumenti famosi come l’Empire State Building e la Casa Bianca, così come celebre rimane la scena finale in cui i fuochi d’artificio del 4 luglio, Festa dell’Indipendenza negli Stati Uniti, vengono sostituiti dall’esplosione finale di un’astronave.

Mad Max Saga

Tra i film post apocalittici più belli da vedere, la serie cinematografica Mad Max merita davvero una menzione d’onore.

Questa saga action, firmata dall’australiano George Miller, vede come protagonista l’ex poliziotto Max Rockatansky, detto appunto “Mad Max” (“Max il pazzo”).

Il mondo post-apocalittico di Mad Max è vicino all’autodistruzione: duro, cruento, senza una legge vigente e del tutto inospitale. I capitoli che compongono la saga sono, in ordine di uscita:

  • Interceptor (1979)
  • Interceptor – Il guerriero della strada (1981)
  • Mad Max oltre la sfera del tuono (1985)
  • Mad Max: Fury Road (2015)

Nei primi tre film, Mad Max è impersonato da Mel Gibson, mentre nella pellicola del 2015 viene interpretato da Tom Hardy.

The day after tomorrow

The day after tomorrow rientra tra i film apocalittici da vedere assolutamente, diretto da  Roland Emmerich.

La trama vede la Terra vittima di una terribile glaciazione, frutto dei cambiamenti climatici che hanno generato squilibri incontrollabili. I ghiacci non risparmiano davvero nulla, neanche la Statua della libertà, che finisce praticamente sommersa tra gli oceani ingrossati.

I protagonisti cercano di ripararsi nella biblioteca di New York e di difendersi come possono dal disastro naturale in atto. Una pellicola da vedere assolutamente che rappresenta un vero cult del genere apocalittico.

28 giorni dopo

Per gli amanti del genere horror fantascientifico, 28 giorni dopo è una pellicola davvero imperdibile.

Questo film del 2002, diretto da Danny Boyle, racconta le vicende di un gruppo di attivisti, che  si introduce in un laboratorio per liberare delle scimmie usate come cavie da laboratorio e contagiate da una variante della Rabbia.

Dopo la liberazione, le scimmie attaccano gli essi umani, contagiandoli con un misterioso virus che li trasforma in infetti sanguinari e assetati di sangue, portando l’umanità alla rovina.

I protagonisti riescono a salvarsi? Non te lo sveliamo, lasciamo a te il piacere di dedicarti a questa pellicola in una delle tue pause dallo studio.

Deep Impact

Deep impact è tra i film apocalittici che ti consigliamo di vedere almeno una volta. Uscito nelle sale cinematografiche nel 1998, la pellicola narra le vicende che precedono lo schianto di una cometa sul pianeta Terra.

È uscito quattro anni dopo la caduta della cometa Shoemaker-Levy 9 su Giove, quasi contemporaneamente ad un altro film di fantascienza che abbiamo inserito nella nostra raccolta, Armageddon – Giudizio finale.

Come in Armageddon, anche in Deep Impact viene inviata una squadra di astronauti per cercare di distruggere la cometa ed evitare l’impatto devastante. Con qualche sacrificio, gli scienziati riescono a ridurre l’impatto della cometa, che causa un grande e devastante tsunami.

Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie

Tra i migliori film post apocalittici degli ultimi anni menzioniamo anche Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie, il remake del classico del ’68 diretto da Tim Burton.

Il pianeta delle scimmie è un classico della fantascienza, che ha dato vita ad una serie di pellicole che hanno segnato un’epoca. Nel film una scimmia viene spedita con una capsula all’interno di una tempesta elettromagnetica, sparendo dagli schermi. Il suo addestratore decide di seguirla, ma precipita su un pianeta molto simile alla Terra, dominato da scimmie antropomorfe che trattano gli umani come schiavi.

Hunger Games

Concludiamo la nostra guida dedicata ai film apocalittici con una pellicola che si rifà al genere distopico, Hunger Games.

Diretta da Gary Ross, la pellicola è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di fantascienza scritto da Suzanne Collins.

La trama ci catapulta in un mondo distopico post apocalittico, che vede la nazione di Panem divisa in Capitol City e altri 13 distretti. Ogni anno in ogni distretto vengono scelti un ragazzo e una ragazza di età compresa tra i dodici e i diciotto anni per partecipare agli Hunger Games, un evento nel quale i partecipanti devono combattere in un luogo detto “arena”, finché non ne rimane vivo uno solo.

La protagonista della storia è una delle prescelte per gli Hunger Games, che promuoverà una rivolta verso il sistema alla ricerca della giustizia. Non ti sveliamo altro e ti lasciamo alla visione.

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Relazione tecnica descrittiva: che cos’è e come si scrive

Come si scrive una relazione tecnica descrittiva? Questa è una delle domande più frequenti tra gli studenti universitari di Reggio Emilia che si avvicinano a questo particolare tipo di elaborato, che ha una struttura specifica ben definita.

In questa guida ti spiegheremo come scrivere una relazione tecnica di un progetto, illustrandoti le caratteristiche di questo scritto e i migliori consigli per preparare al meglio il tuo lavoro.

Durante la tua carriera accademica e nella tua vita lavorativa, ti capiterà spesso di dover redigere delle relazioni. Se sei pronto, vediamo subito come procedere passo dopo passo.

Ecco come scrivere una relazione tecnica

Quali sono i migliori esempi di relazione tecnica? Come è strutturata? A queste (e molte altre) domande risponderemo nel corso di questa guida.

Relazione tecnica: che cos’è

Apriamo questa guida dedicata alla relazione tecnica descrittiva cercando di dare una definizione calzante per questo elaborato, spiegandoti di cosa stiamo parlando.

Generalmente, quando utilizziamo il termine “relazione” facciamo riferimento a qualsiasi rapporto che descrive un fatto.

La scrittura della relazione tecnica di un progetto è ascrivibile a più contesti, da quello universitario a quello lavorativo.

Nella fattispecie, per relazione tecnica intendiamo un testo, uno scritto o un elemento multimediale che spiega minuzioso e completo come eseguire una data procedura. Come abbiamo detto, questa viene utilizzata molto nel mondo del lavoro o all’Università per presentare ad esempio relazioni di fisica o di un esperimento chimico in ambito scientifico.

Chiaramente, per ottemperare alla sua funzione, una relazione tecnica illustrativa deve spiegare ogni passaggio con la massima accuratezza,  per evitare confusioni o incertezze nel lettore: sarà necessario, dunque, approfondire tutte le scelte effettuate non immediatamente visibili o leggibili nei documenti allegati e nel prodotto finale che si è realizzato.

esempi relazione tecnica

Struttura e modello di relazione tecnica

La prima cosa da fare per scrivere una buona relazione tecnica descrittiva è documentarsi sulla tematica da trattare e sulle specifiche da allegare al tuo elaborato. Soprattutto se tratti materie complesse come la fisica o la chimica, è bene padroneggiare l’argomento e inserire nel tuo scritto tutti i dati necessari.

Una relazione tecnica si compone di:

  • Un titolo, che deve raccontare l’argomento trattato nella relazione;
  • L’introduzione;
  • Il corpo del testo;
  • La conclusione.

Vediamo nello specifico cosa scrivere per ognuno di questi elementi.

Titolo

Il titolo è la parte del testo che meglio descrive il contenuto di una relazione tecnica illustrativa. In più, se serve, puoi inserire l’oggetto, che in questo caso rappresenterebbe un’estensione del titolo.

Per scegliere il titolo, è bene avere piena coscienza di ciò di cui si sta scrivendo, così da scegliere le parole che meglio riassumono ogni concetto.

Chiaramente, se desideri avere una panoramica completa della tua relazione, puoi scrivere il titolo alla fine, dopo averla terminata.

Introduzione

L’introduzione è una parte importantissima di una relazione tecnica descrittiva. In questa fase dovrai descrivere l’opera in modo generale, illustrando brevemente la tematica trattata e le caratteristiche della relazione.

In generale, possiamo riassumere i passaggi da trattare nell’introduzione in questi punti:

  • Presentazione generale dell’argomento trattato;
  • Eventuali ragioni alla base della scelta del tema;
  • Obiettivi del lavoro;
  • Fasi e tempi di lavoro;
  • Persone coinvolte nel lavoro e loro ruolo.

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Corpo del testo

Il corpo del testo è la parte più densa di una relazione, qualunque sia l’argomento affrontato.

In questa sezione della tua relazione, dovrai illustrare le scelte che hai messo in atto, parlando delle metodologie e delle teorie applicate.

Un aspetto importante da considerare è che il corpo della relazione tecnica descrittiva deve essere estremamente chiara: dovrai inserire tutti i calcoli che hai effettuato, illustrando eventuali formule ma anche tabelle di calcolo o grafici.

Questo mix di informazioni renderà la tua relazione altamente leggibile e comprensibile dalla tua audience.

Conclusione

La conclusione ha il compito di fornire indicazioni sui possibili sviluppi, progressi e migliorie da apportare al progetto.

Bisognerà scrivere in modo coerente e conciso, ricordandoti di essere assolutamente convincente. Se nella tua relazione hai menzionato altri autori o testi, è bene inserire anche una piccola bibliografia.

LEGGI ANCHE – Struttura della tesi di laurea: ecco i passaggi da seguire

Esempio di relazione tecnica descrittiva: ecco cosa scrivere (e cosa no)

Veniamo ora agli esempi di relazione tecnica, che ti serviranno per capire quali sono gli elementi da inserire e il modo migliore per approcciare a questo particolare elaborato.

Ecco cosa scrivere in un esempio di relazione tecnica:

  • Poniamo che, in un contesto universitario, tu debba scrivere una relazione sull’effetto fotoelettrico teorizzato da Albert Einstein;
  • Una volta chiaro l’oggetto della tua relazione, è bene fare una mappa concettuale per capire quali sono gli argomenti collegati all’effetto fotoelettrico, i calcoli e le teorie;
  • Vediamo ora un esempio di introduzione poco performante:                                                    Albert Einstein è nato a Ulma nel 1879 ed è stato un fisico tedesco naturalizzato svizzero e statunitense. Suo padre era il proprietario di una piccola azienda che produceva materiali elettrici. Il piccolo Albert ha iniziato i suoi studi in una scuola cattolica, prendendo parte anche a lezioni di violino.                                                                                                                    Cosa c’è di sbagliato in tutto questo? Il focus. A meno che non stiamo scrivendo una relazione di storia, non c’è bisogno di parlare della vita di Einstein a meno che non si citino episodi significativi ai fini del fenomeno analizzato;
  • Inserisci sempre calcoli e formule utili a contestualizzare il tema che stai trattando. Non lasciare nulla al caso e evita di essere generico: si tratta di una relazione tecnica descrittiva, che deve essere per definizione estremamente chiara;
  • Associa alla relazione immagini, grafici e tabelle utili a chiarire ogni dubbio su quanto scritto. Nel caso dell’effetto fotoelettrico, potresti inserire delle immagini che ne illustrino il funzionamento;
  • Se menzioni altri autori e altre teorie nella relazione, ricordati di associare al tuo elaborato una piccola bibliografia. Ad esempio, parlando dell’effetto fotoelettrico, è altamente probabile la tua menzione alla costante di Planck. Inserisci le ricerche di Planck nella bibliografia per dare la possibilità a chi legge di essere informato;
  • Scrivi conclusioni chiare sui risultati ottenuti e sulle aspettative future che riguardano la tematica affrontata.

Consigli di buona scrittura

Chiudiamo la nostra guida su come scrivere una relazione tecnica descrittiva con qualche consiglio per la corretta stesura del tuo elaborato:

  • Definisci il tuo obiettivo: prima di iniziare a scrivere, chiediti sempre cosa vuoi comunicare e qual è il messaggio che vorresti mandare. Una buona comunicazione prevede sempre un obiettivo: chiarisci il tuo;
  • Sii chiaro: i tuoi lettori devono capire di cosa stai parlando. Per questo la chiarezza è importante: evita frasi troppo lunghe e non adottare uno stile di scrittura ridondante;
  • Opta per un linguaggio semplice: a proposito del linguaggio, è fondamentale utilizzare parole semplici comprensibili dai tuoi lettori. Se userai un gergo tecnico, specifica sempre il significato delle parole che usi e non dare nulla per scontato;
  • Controlla l’ortografia: sembra un consiglio banale, ma gli errori ortografici sono dietro l’angolo. Controlla sempre il tuo testo prima di consegnarlo: in questo modo eviterai errori di ortografia o di battitura.

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Sulla relazione tecnica descrittiva ti abbiamo detto proprio tutto: non ti resta che cimentarti nella redazione di questo elaborato. Vedrai che, grazie ai consigli dell’Università Niccolò Cusano, riuscirai a scrivere una relazione perfetta.

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Film avventura da vedere: la nostra imperdibile top ten

Sei alla ricerca dei migliori film avventura da vedere assolutamente?

In questa guida dell’Università Niccolò Cusano di Reggio Emilia parleremo dei film d’azione e delle pellicole più avventurose che ogni appassionato di cinema dovrebbe vedere, dai grandi classici alle novità.

Se ami l’adrenalina e i colpi di scena, i film d’avventura sono un’ottima soluzione per una pausa studio alternativa. Perfetti per una serata in solitaria o con gli amici, queste pellicole, abbinate ad un divano e dei pop corn, sono l’ideale per staccare la spina e rilassarsi.

Vediamo ora quali sono i film più belli da vedere assolutamente se ami l’avventura, le scene mozzafiato e le trame super articolate.

I migliori film d’azione e avventurosi da non perdere

Personaggi coraggiosi, batticuore e scenari unici: ecco la classifica dei migliori film di avventura da guardare con gli amici o con i colleghi di facoltà.

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film avventura

King Kong (1933)

Apriamo la nostra raccolta di film avventura da vedere assolutamente con un grande classico del cinema: King Kong.

Questo film del lontano 1933 è considerato come un’icona di Hollywood: dagli effetti speciali sorprendenti per le tecnologie dell’epoca alla presenza di un’artista come Fay Wray, la prima versione cinematografica di King Kong esercita, ancora oggi, un certo fascino.

Come sicuramente saprai, esistono altre versioni di King Kong, come quella del 1976 e del 2005. Per scoprire qual è la tua preferita, non ti resta che immergerti nella visione.

Il tesoro della Sierra Madre (1948)

Rimaniamo indietro negli anni e parliamo di un altro grande classico perfetto per la nostra classifica sui film d’azione: Il tesoro della Sierra Madre.

Si tratta di un adattamento dell’omonimo romanzo di B. Traven, pubblicato nel 1927, nel quale due americani in cerca di fortuna coinvolgono un anziano avventuriero in una caccia all’oro.

Questo film è stato uno dei primi di Hollywood ad essere girato quasi interamente al di fuori degli Stati Uniti (nello Stato di Durango e a Tampico, in Messico) ed è estremamente fedele ai fatti citati nel libro.

Non sono mancati i riconoscimenti per la pellicola, tra cui tre Oscar e tre Golden Globe. Insomma, un classico tra i film avventura da vedere assolutamente.

Braveheart (1995)

Facciamo un balzo in avanti e approdiamo nel 1995, l’anno in cui un grande Mel Gibson è protagonista di Braveheart.

La pellicola racconta la storia del patriota ed eroe nazionale scozzese William Wallace e può essere considerato tra i poemi epici più belli mai raccontati al cinema.

Il film ha vinto ben 5 Oscar su 10 candidature nel 1996 e Gibson è stato premiato con il Golden Globe per la miglior regia.

Amore, guerra e devozione per la Patria: questi gli ingredienti di una pellicola immortale che, ancora oggi, conquista anche gli spettatori più esigenti.

I predatori dell’arca perduta (1981)

Non possiamo parlare di film d’avventura senza citare Indiana Jones: I predatori dell’arca perduta è il primo della tetralogia cinematografica legata al celebre professore di architettura.

Nel film ci troviamo negli anni ’30, in Perù, dove il professore di archeologia Henry “Indiana” Jones Junior è sulle tracce di un antico idolo della fertilità, conservato in un tempio nella giungla.

Tra mille peripezie riuscirà ad entrarne in possesso, ma lotterà contro innumerevoli antagonisti che cercheranno di mettergli i bastoni tra le ruote. Per sapere chi l’avrà vinta, non ti resta che dedicarti alla visione del film e a tutta la saga dedicata a questo splendido personaggio.

 

Gli Incredibili (2004)

Veniamo ora ad un film avventura da vedere appartenente ad un altro genere: quello dei film avventura fantasy legati al mondo dell’animazione.

Gli Incredibili è un film Pixar che racconta la storia di una famiglia di supereroi, costretta a reinventarsi dopo la “crisi” alimentata dagli effetti collaterali dell’intervento dei superpoteri.

Tuttavia, dietro ad un’esistenza tranquilla, la famiglia continua ad avere poteri oltre la norma, che metterà al servizio degli altri. I poteri, però, fanno gola anche a qualche antagonista.

Terminator (saga)

Tra i film avventura da vedere, la saga di Terminator è sicuramente una delle più spettacoli. Questo ciclo di film di fantascienza si compone di 5 pellicole, lanciate dal 1984 al 2015.

I protagonisti sono cyborg e androidi, progettati dall’intelligenza artificiale Skynet, un sistema che vorrebbe distruggere il genere umano usando le stesse risorse create dall’uomo per difendersi.

I film che compongono la saga sono, per ora:

  • Terminator (1984)
  • Terminator II – Il giorno del giudizio (1991)
  • Terminator III – Le macchine ribelli (2003)
  • Terminator Salvation (2009)
  • Terminator Genysis (2015).

Jurassic Park (1993)

Un classico tra i film d’avventura da vedere è Jurassic Park, prima pellicola ispirata al libro di Michael Crichton.

La trama ruota attorno ad un parco a tema preistorico, popolato di dinosauri creati grazie ad un processo di clonazione. Tuttavia, questa clonazione rischia di avere conseguenze (e reazioni) davvero imprevedibili. Dal primo Jurassic Park sono nati dei sequel, interessanti da vedere per capire gli sviluppi della storia.

Questa pellicola ha avuto un ottimo successo di pubblico e di critica: ha vinto ben tre Oscar e diversi premi. Inoltre, alla sua uscita nelle sale, il film incassò 920 milioni di dollari, diventando il maggior successo cinematografico dell’epoca e uno dei film di maggiore incasso della storia del cinema.

Revenant – Redivivo (2015)

Un film d’azione e d’avventura davvero spettacolare: Revenant è una storia di vendetta e redenzione, dove la cornice è una terra selvaggia e imprevedibile.

Il film è ispirato alla storia del cacciatore di pelli Hugh Glass, narrata nel libro Revenant – La Storia Vera di Hugh Glass e della Sua Vendetta di Michael Punke e utilizzata da Alejandro González Iñárritu per la sua pellicola.

La trama sospesa tra leggenda e realtà, la dura lotta per la sopravvivenza e le sorprese nella trama hanno reso questo film un vero cult. Un’altra curiosità? Il protagonista è impersonato da Leonardo Di Caprio, che ha vinto il suo primo Oscar.

Hunger Games (2012)

Hunger Games è una pellicola del 2012 basata sulle vicende narrate nell’omonimo romanzo di fantascienza scritto da Suzanne Collins.

La storia è ambientata in un futuro distopico post apocalittico: nella nazione di Panem è presente la ricca Capitol City e tredici distretti. Ogni anno, in ogni distretto, vengono scelti casualmente un ragazzo e una ragazza di età compresa tra i dodici e i diciotto anni per partecipare agli Hunger Games, una specie di gioco della morte dove i partecipanti combattono in un’arena controllata dall’intelligenza artificiale, finché non ne sopravvive solo uno.

La protagonista del film è una giovanissima ragazza, che sfiderà l’ordine costituito e guiderà un nuovo sentimento di rivolta.

Point Break – Punto di rottura (1991)

Chiudiamo la nostra raccolta di film d’avventura per ragazzi (e non) con un capolavoro degli anni Novanta: Point Break.

Questo film d’azione e d’avventura racconta la storia di un gruppo di surfisti in cui si infiltra un agente della polizia sotto copertura, perché sospetta che si tratti della banda di rapinatori di banche che fanno colpi milionari indossando maschere di ex Presidenti statunitensi.

Una pellicola con un cast d’eccezione e ricca di colpi di scena, da vedere assolutamente per una serata avventurosa da condividere con gli amici.

Sui film avventura da vedere ti abbiamo detto proprio tutto: non ti resta che scegliere quelli da vedere prima e trascorrere una fantastica pausa dallo studio.

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Struttura della tesi di laurea: ecco i passaggi da seguire

La struttura della tesi di laurea è un aspetto fondamentale da tenere in considerazione per la stesura del tuo lavoro.

Se ti stai preoccupando di come si scrive una tesi significa che sei arrivato quasi al termine del tuo percorso di studi e ti manca solamente la discussione.

Come avrai capito, la scrittura di una tesi può essere un lavoro piuttosto lungo e complesso, che richiede tanto impegno e dedizione nella ricerca delle fonti, nella stesura dei paragrafi e nel reperimento del materiale.

In questa guida vogliamo aiutarti in questo compito così importante parlandoti della struttura di una tesi di laurea, ossia la composizione e le parti che non devono assolutamente mancare in questo elaborato.

Se sei pronto, iniziamo subito.

Come si scrive una tesi di laurea a partire dalla struttura

Che cosa si intende per impaginazione della tesi di laurea? Come fare a scrivere un esempio di tesi di laurea triennale o tesi di laurea magistrale? A queste (e molte altre) domande risponderemo nei prossimi paragrafi di questa guida dedicata ai laureandi dell’Università Niccolò Cusano.

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Tesi di laurea: che cos’è?

Prima di parlare della struttura vera e propria di una tesi di laurea, facciamo un passo indietro e rispondiamo ad una domanda fondamentale: che cos’è la tesi?

Volendo citare l’Enciclopedia Treccani, la tesi di laurea è:

Testo argomentativo scritto che un candidato presenta e discute davanti a una commissione di docenti alla fine di un corso di laurea universitario. La tesi si fonda su un’enunciazione, su un’affermazione, relativa a un argomento filosofico, scientifico o artistico, la cui validità si cerca di dimostrare con determinate argomentazioni

Da questa prima definizione possiamo evincere che la tesi è un approfondimento circa un determinato tema che mira a dare risposte, a cercare nuovi sviluppi o a sperimentare nuovi sistemi di ricerca.

Tipologie di tesi

Ci sono essenzialmente due tipologie di tesi:

  • Tesi di laurea compilativa
  • Tesi di laurea sperimentale o di ricerca.

La tesi di laurea compilativa consiste nell’analisi ed elaborazione di una grande raccolta di fonti e bibliografia. In questo caso, dovrai raccogliere informazioni circa un determinato tema e riassumere i testi con una chiave di lettura alternativa.

Questo tipo di tesi viene considerata (ad errore) più semplice rispetto a quelle di ricerca, ma in realtà tutto dipende dal tema trattato e dalle sue declinazioni.

La tesi di ricerca, invece, consiste in un vero e proprio lavoro di studio e ricerca sull’argomento prescelto, così da fornire un nuovo punto di vista o far emergere degli aspetti originali e innovativi.

Parti della tesi

parti della tesi

Parliamo ora della struttura della tesi di laurea vera e propria, che prevede la presenza di diversi elementi, imprescindibili per la corretta esecuzione del lavoro.

Che tu scelga una tesi compilativa o di ricerca, la struttura del tuo lavoro e le parti della tesi saranno pressoché le stesse, anche se cambieranno nel contenuto.

Gli elementi che compongono una tesi sono:

  • Introduzione della tesi, eventualmente accompagnata da un abstract;
  • Indice della tesi (in alcuni casi viene posizionato alla fine della tesi, dopo le conclusioni);
  • Corpo della tesi, eventualmente diviso in capitoli, paragrafi e sottoparagrafi;
  • Conclusioni;
  • Eventuali allegati e appendici;
  • Bibliografia.

Vediamo ora nel dettaglio tutte le parti che compongono la struttura della tesi di laurea, dall’indice alla bibliografia.

Introduzione della tesi

L’introduzione della tesi è una parte fondamentale del tuo lavoro. Questa ha l’obiettivo di illustrare tutte le ragioni che hanno mosso la tua ricerca e i traguardi da raggiungere.

In questa parte del testo è necessario fornire alcune informazioni essenziali sulla letteratura critica in materia e presentare gli strumenti, la metodologia e l’organizzazione adottati nella tesi di laurea.

È bene anche presentare le ipotesi da cui trae spunto la tesi, che verranno poi approfondite nel corpo del testo.

Non sottovalutare l’importanza dell’introduzione: si tratta della prima parte della tua tesi e quella che i membri della Commissione leggeranno sicuramente in sede di discussione.

Quando scrivere l’introduzione? Ti consigliamo di farlo alla fine, quando avrai scritto tutta la tesi. In questo modo avrai una panoramica del contenuto del tuo lavoro che ti faciliterà ad introdurlo.

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Indice

A proposito dell’indice della tesi, è bene sottolineare che possono esserci diverse tipologie di indici all’interno di un elaborato.

In generale, la funzione dell’indice è quella di riassumere a livello quasi schematico i contenuti secondo un criterio specifico. In una tesi di laurea possono esserci, ad esempio:

  • Sommario, ossia l’indice più “classico” che troviamo sempre nelle tesi. Qui dovrai indicare i titoli dei vari capitoli o paragrafi, gli allegati e la bibliografia, associando un numero di pagina;
  • Indice degli autori, ossia l’indicazione in ordine alfabetico degli autori citati nel testo e nelle note della tesi, con la pagina o le pagine e il numero della nota o delle note in cui i loro cognomi ricorrono;
  • Indice delle fonti, che consiste nell’indicazione delle fonti, divise per tipologia, e delle pagine della tesi nelle quali sono citate.

Corpo del testo

La struttura della parte centrale o “corpo” della tesi cambierà, ovviamente, in base alla tematica che tratterai.

In generale, ci sono delle indicazioni di massima che possono aiutarti a capire quali sono le informazioni indispensabili da inserire.

Nel corpo del testo non dovranno mancare:

  • Un’analisi dettagliata del tema centrale della tua tesi, senza cadere nella descrizione di argomenti secondari troppo ampi. Fondamentale è mantenere il focus e, per le tematiche secondarie, rimandare il lettore ad un approfondimento nella letteratura critica;
  • Informare il lettore sul pensiero espresso nella letteratura critica presa in esame, esplicando le posizioni e le tesi degli autori che possono apportare un valore aggiunto alla tua ricerca;
  • Illustrare il modello teorico o lo schema interpretativo sul quale la tesi di laurea è stata impostata;
  • Prospettare il contesto empirico entro il quale si inserisce la tesi di laurea;
  • Illustrare la metodologia di ricerca nel dettaglio e gli strumenti impiegati;
  • Discutere dei risultati raggiunti.

Vediamo ora una delle parti più importanti che compongono la struttura di una tesi di laurea: le conclusioni.

Conclusioni della tesi

Le conclusioni di una tesi non hanno la funzione di riassumere quanto illustrato nel corpo del testo. Si tratta, piuttosto, di un modo per definire i risultati raggiunti nella ricerca, le conclusioni a cui il tuo lavoro ti ha portato.

La conclusione ti aiuterà a rispondere alle domande che ti sei posto nell’introduzione e a elaborare possibili sviluppi futuri della tematica che hai trattato.

Bibliografia della tesi e sitografia

Chiudiamo il nostro approfondimento dedicato alla struttura della tesi di laurea con una parte importantissima: la bibliografia.

La bibliografia è l’insieme delle fonti che hai consultato per la tua tesi. Accanto alla bibliografia c’è anche la sitografia, ossia l’insieme delle fonti online che hai preso in oggetto.

I testi e i documenti indicati nella bibliografia devono necessariamente contenere queste informazioni:

  1. Nome e cognome dell’autore (in caso di più autori, disponi i nomi in ordine alfabetico);
  2. Titolo e eventuale sottotitolo dell’opera, in corsivo;
  3. Luogo di pubblicazione e casa editrice;
  4. Data di pubblicazione;
  5. Eventuale numero del volume.

Per ricercare le fonti della tesi a Reggio Emilia, leggi anche – Biblioteche Reggio Emilia: dove studiare in città

Hai le idee più chiare sulla struttura della tesi di laurea che dovresti rispettare?

Siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai a presentare un elaborato perfetto e a colpire tutti i membri della Commissione.

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Siti di annunci di lavoro: ecco i 10 da tenere d’occhio

Ad oggi, per trovare un’occupazione, i siti di annunci di lavoro possono essere i tuoi migliori alleati.

Sul web esistono tantissimi portali di ricerca lavoro dove, in pochi click, puoi trovare l’occupazione dei tuoi sogni e inoltrare la tua candidatura. Se sei un neolaureato all’Università Niccolò Cusano e sei alla tua prima ricerca di lavoro, ti sarai sicuramente reso conto di quanto questo processo sia lungo e complesso.

Conoscere bene le fonti di ricerca lavoro è fondamentale per trovare l’offerta migliore per te. In questa guida, ti spiegheremo come utilizzare il web per caricare il tuo curriculum vitae nei migliori portali, illustrandoti le best practice per ottenere un colloquio in un’azienda.

Sei pronto? Iniziamo subito.

I migliori portali per trovare offerte di lavoro

Cerco lavoro, da dove comincio?” Per rispondere a questa domanda, vediamo subito quali sono le basi di partenza per trovare il lavoro dei tuoi sogni e i migliori siti di annunci di lavoro.

LEGGI ANCHE – Come lavorare in banca: studi e consigli utili

Per iniziare: il curriculum vitae

Prima di vedere tutti i siti affidabili per cercare lavoro, facciamo un passo indietro e partiamo dagli strumenti fondamentali della ricerca di un’occupazione.

Fra tutti, il curriculum vitae è sicuramente il più importante. Ma che cos’è un CV e a cosa serve?

Volendo dare una definizione di curriculum vitae, questo è:

Corso delle vicende biografiche, di studio e lavorative di una persona; carriera, percorso professionale

Ciò significa che il curriculum è quel documento che racchiude tutte le informazioni circa la tua istruzione, la tua esperienza professionale e le tue competenze.

Compilare un buon CV è un passo fondamentale per trovare il lavoro che desideri. Se vuoi candidarti per un’offerta lavorativa, infatti, inoltrare il curriculum è la prima cosa da fare. Vediamo ora qualche consiglio su come scrivere un curriculum vitae con i fiocchi.

Curriculum vitae europeo o creativo?

cerco lavoro

La prima cosa da dire quando si parla di CV è che questi non sono tutti uguali. Esistono, infatti, diverse tipologie di curriculum vitae, che possiamo dividere in queste due macrocategorie:

  • Curriculum vitae Europass
  • Curriculum vitae creativo.

Il primo è un curriculum vitae con un formato piuttosto standardizzato, dove è possibile inserire informazioni seguendo uno specifico schema. Il secondo, invece, è più “libero” e si adatta alla creatività di chi lo produce.

Quale dei due è migliore? Come spesso accade, non esiste una risposta definitiva. Per alcune professioni, il curriculum Europass è la scelta migliore, mentre per altre è meglio puntare sulla creatività.

Ad ogni modo, vediamo ora quali sono le informazioni che non dovrebbero mai mancare in un CV che si presti ad una candidatura attraverso siti per cercare lavoro.

Cosa scrivere nel CV

Che tu scelga un CV europeo o uno creativo, l’importante è capire quali informazioni inserire al suo interno, in modo da offrire una panoramica esaustiva sulla tua storia professionale.

Le informazioni da indicare in un curriculum sono:

  • Dati anagrafici: nome, cognome, città di residenza;
  • Dati di contatto: numero di cellulare e indirizzo mail. Talvolta può essere utile inserire richiami ai tuoi profili social, soprattutto se hai un account su LinkedIn, il social media per le relazioni professionali. Se hai un sito web, inserisci pure il link;
  • Istruzione: titoli di studio, corsi, seminari, master;
  • Esperienze lavorative: se sei al tuo primo lavoro, indica project work realizzati all’Università;
  • Competenze relazionali e tecniche. 

In allegato al CV è buona prassi inviare una lettera di presentazione, ossia uno strumento che descrive te stesso, le tue aspirazioni e le motivazioni che ti spingono a candidarti per lavorare in azienda.

La lettera di presentazione non è una copia del CV: sfruttala per mettere in luce le tue passioni e le tue ambizioni, facendo trapelare tutto il tuo interesse nei confronti del lavoro che vorresti svolgere.

Ora che abbiamo visto quali sono gli strumenti imprescindibili per la ricerca di occupazione, ecco i migliori siti di annunci di lavoro da tenere d’occhio.

LEGGI ANCHE – Come scrivere una lettera formale: struttura e contenuto

Siti affidabili per cercare lavoro: una top ten

“Dove posso trovare lavoro facilmente?”. Per rispondere a questa domanda, abbiamo preparato per te una lista di ben 10 siti di annunci di lavoro affidabili, da consultare per trovare un’occupazione in Italia o all’estero.

LinkedIn

Si tratta della piattaforma di social networking dedicata ai rapporti professionali più diffusa in assoluto. Come funziona? Su LinkedIn puoi creare il tuo profilo, che corrisponde ad una sorta di curriculum online.

Il punto di forza di questa piattaforma sono le interazioni che puoi costruire con gli altri utenti, chiedendo un contatto o anche una segnalazione sul tuo lavoro.

Puoi inoltre sfogliare la sezione dedicata agli annunci di lavoro e candidarti direttamente utilizzando il tuo profilo online. Un ultimo consiglio: per sfruttare al meglio le potenzialità di questa piattaforma, ti consigliamo di leggere la job search guide pubblicata dallo stesso LinkedIn con pagine di consigli e indicazioni.

LEGGI ANCHE – Trovare lavoro con LinkedIn: le migliori strategie

Jobrapido

Uno dei siti di annunci di lavoro più diffusi è Jobrapido. Grazie a questa piattaforma, puoi cercare lavoro inserendo nell’apposito motore di ricerca la località e la figura professionale di riferimento.

Indeed

Un’altra ottima risorsa per cercare lavoro è Indeed, un portale che raccoglie al suo interno le offerte di lavoro provenienti da più fonti.

Come funziona? Non c’è bisogno di registrazioni, né di pagare nulla: basta inserire la tua ricerca nell’apposito motore e leggere i risultati.

Inoltre, è possibile anche attivare un alert via mail per ricevere le migliori offerte di lavoro per la categoria di tuo interesse.

Infojobs

Questa piattaforma è estremamente semplice da utilizzare: per cercare lavoro basta inserire la località, l’impiego e la categoria prescelta.

Oltre a questo, puoi ordinare le offerte a seconda della rilevanza, della data o anche per numero di curriculum iscritti per vedere quelle con meno candidature.

Monster

Su questo sito di annunci di lavoro puoi inserire direttamente il tuo CV ed essere trovato dalle aziende presenti nel portale.

Puoi inoltre consultare le offerte di lavoro divise per località o aree professionali. Monster è utile anche per trovare lavoro all’estero, avendo delle sezioni dedicate a questo tipo di ricerca.

Subito.it

Su subito.it puoi verificare quali sono le posizioni libere per ciascuna mansione.

Ogni annuncio può essere filtrato utilizzando parametri come città o regione e, se accedi al sito, puoi ricercare anche per categoria o parola chiave.

Trovalavoro.it

Basta una semplice iscrizione e neolaureati e lavoratori possono accedere agli annunci o inserirne di propri.

Si tratta di uno dei siti di annunci di lavoro più completo e semplice da utilizzare, assolutamente da provare.

Jobijoba

Attivo in 10 nazioni, questo motore di ricerca lavoro aggrega annunci da una serie di siti partner. Una particolarità importante? Grazie alla piattaforma, puoi importare con un click tutte le informazioni presenti nel tuo profilo LinkedIn.

Eures

Se vuoi trovare lavoro all’estero, Eures è la piattaforma giusta per te. Il portale Eures, lanciato dalla Commissione Europea, raccoglie migliaia di annunci di lavoro provenienti dai pesi UE, più preziosi consigli su come trovare occupazione.

Jobyourlife

Innovativo sistema di ricerca lavoro, che prevede la registrazione del tuo CV creando un vero e proprio profilo.

La caratteristica principale di questa piattaforma è la geolocalizzazione. In questo portale sono le aziende a cercare i candidati, e quando lo fanno trovano su una mappa interattiva quelli attivi e disponibili nella loro zona.

Hai le idee più chiare sui siti di annunci di lavoro da consultare?

Siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai a trovare il lavoro dei tuoi sogni sfruttando il potere della rete.

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Come lavorare in banca: studi e consigli utili

Sei alla ricerca di consigli su come lavorare in banca?

In questa guida ti spiegheremo, passo dopo passo, come fare per essere assunto in una banca e quali sono le figure professionali più ricercate in questo campo.

Per molti giovani studenti dell’Università Niccolò Cusano lavorare in banca è un obiettivo da raggiungere assolutamente dopo la laurea. Ad oggi sono moltissimi i professionisti che le principali banche ricercano per inserire nell’organico ed ottemperare alle mansioni più disparate.

Vorresti entrare anche tu a far parte di questo mondo e capire come funzionano le assunzioni in banca?

Vediamo subito quello che devi sapere per muoverti in questo settore.

Quello che devi sapere per lavorare in banca

Dai concorsi per lavorare in banca alle figure professionali richieste, ecco una serie di informazioni utili per lanciarti in questo universo professionale.

Perché scegliere il lavoro in banca

Se ti stai chiedendo come lavorare in banca, sappi che esiste un iter ben preciso per entrare a far parte dell’organico di un istituto di credito.

La domanda che ci poniamo ora è: perché scegliere le banche come posto di lavoro? Per molti il lavoro in banca è sinonimo di tranquillità e serenità. Si lavora in orari d’ufficio e gli stipendi sono tendenzialmente alti rispetto alla media.

Le banche sono solitamente interessate ai neolaureati che possiedono una discreta conoscenza della lingua inglese e dei principali strumenti informatici.

La prima cosa da fare per candidarsi è compilare un curriculum vitae che attesti tutte le tue esperienze e le tue competenze. Dopodiché, puoi cercare un impiego andando nelle sezioni “lavora con noi” dei siti web delle banche, oppure consultare i portali di ricerca lavoro.

I colloqui di selezione solitamente prevedono vari step, dai colloqui di gruppo ai test attitudinali.

Vediamo ora quali sono le posizioni più ricercate dalle banche e quali mansioni ricoprono.

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Figure professionali

figure professionali banca

Per capire come lavorare in banca è bene identificare tutte quelle figure professionali richieste in questo frangente. Le descriveremo nel dettaglio nei paragrafi che seguono.

Direttore di filiale

Il direttore di filiale è una figura fondamentale nelle banche, in quanto responsabile del raggiungimento degli obiettivi nel rispetto delle scadenze.

Egli, infatti, ha nelle sue mani il coordinamento del lavoro della filiale, dalla gestione delle risorse umane all’attività bancaria.

Deve, inoltre, risolvere lamentele e problematiche con i clienti, monitorare le performance dei colleghi e mantenere i rapporti con la sede centrale. Per diventare direttore di filiale, è fondamentale un percorso di studi universitario in ambito economico-finanziario.

Bancario

Si tratta del vero e proprio “cassiere” della banca ed è quella figura professionale che funge da primo contatto con il cliente. Egli ha sia mansioni amministrative che di contatto con la clientela.

L’operatore sta dietro allo sportello e fa versamenti, prelievi, bonifici, controllo e apertura conti correnti, assegnazione di carte di credito, cambio valute.

Inoltre, tra i compiti del bancario rientra il monitoraggio e la registrazione di ciascuna transazione effettuata.

In alternativa, in alcune banche è presente l’operatore di back office che finalizza in modo corretto, all’interno degli uffici, le operazioni aperte dal cassiere.

Consulente

Se ti stai chiedendo come lavorare in banca facendo consulenze, la figura del consulente è proprio quella che ha il compito di suggerire il cliente su finanziamenti e investimenti, sia di piccole che di grandi somme.

A seconda delle esigenze dei singoli clienti, il consulente deve prendere le decisioni più adatte: ci sono consulenti specializzati nell’ambito familiare e altri specializzati nell’ambito aziendale e patrimoniale.

Credit manager

Il Credit manager è una figura professionale molto richiesta nell’organico di una banca. Egli ha il compito di valutare le diverse richieste di credito, la solvibilità e la situazione finanziaria complessiva del cliente.

Le sue principali responsabilità possono essere riassunte in questi punti:

  • Incassare i crediti e controllare la solvibilità del cliente;
  • Gestire la cassa e la tesoreria;
  • Curare i rapporti con le banche;
  • Risolvere le temporanee crisi di liquidità delle aziende.

Risk Manager

Il risk manager è una di quelle figure professionali che resta nell’ombra e non lavora a contatto con il pubblico.

Questo professionista ha il compito di  identificare anche i rischi probabili all’interno delle varie aziende, evitando che la banca incappi in problematiche di natura logistica o amministrativa.

Come puoi immaginare, si tratta di un ruolo che ha delle competenze e delle aree di influenza così estese che spesso intervengono più figure professionali, dallo specialista in risk engineering al financial risk manager.

Responsabile marketing

Quando si parla di management, non possiamo non citare il responsabile marketing di un istituto bancario. Si tratta di quel professionista che cura l’immagine e il modello comunicativo dell’azienda.

L’obiettivo del marketing della banca è, in genere, il consolidamento della fiducia tra istituto e clienti, da perseguire attraverso lo sviluppo di uno specifico piano d’azione.

Il responsabile marketing ha competenze trasversali e spesso dirige una squadra con competenze tecniche specifiche.

Ora che abbiamo visto le principali figure professionali che lavorano in una banca, vediamo quale percorso di studi è ottimale per entrare a far parte di questo mondo.

Gli studi per lavorare in banca: lauree Unicusano

Se hai ben chiaro come lavorare in banca e quali mansioni vuoi ricoprire, dovrai acquisire tutte le competenze necessarie per candidarti per il ruolo.

Per entrare nell’organico di una banca, i corsi di laurea dell’area economica dell’Università Niccolò Cusano sono la soluzione perfetta per te.

Grazie ai nostri corsi, potrai acquisire solide conoscenze in ambito economico-finanziario che ti permetteranno di intraprendere una carriera nel settore.

I corsi di laurea economici dell’Unicusano sono:

Il corso di laurea triennale in economia aziendale e management ha come obiettivo principale quello di fornire agli studenti competenze nelle aree di riferimento economiche, aziendali, giuridiche e quantitative.

In particolare, all’interno del corso di studi, sono approfondite le metodologie di analisi e di interpretazione critica delle strutture e delle dinamiche aziendali.

Il Corso di Laurea comprende l’acquisizione di conoscenze fondamentali nei vari campi dell’economia e della gestione delle aziende pubbliche e private, nonché i metodi e le tecniche quantitative della Matematica per le applicazioni economiche, della Matematica finanziaria e attuariale e della Statistica.

Dopo la laurea triennale, il percorso di studi magistrale rafforza e allarga il raggio delle competenze acquisite, ampliando il bagaglio culturale dello studente.

Si tratta di un percorso completo, interdisciplinare che fornisce allo studente ottime conoscenze in ambito economico-finanziario, ma anche giuridico e informatico.

Grazie alle competenze acquisite, potrai ambire a lavorare in banca, ma anche in altri contesti in cui sono richieste capacità affini, a seconda delle decisioni che prenderai nel corso del tempo.

I nostri corsi sono fruibili online, grazie ad una piattaforma di e-learning attiva 24 ore su 24 e perfetta per conciliare lavoro e studio.

Al termine di ogni percorso di studi, è previsto lo svolgimento di una prova finale, che consiste nell’elaborazione e discussione di una tesi di laura davanti ad una Commissione di esperti.

Hai le idee più chiare su come lavorare in banca?

Per iscriverti ai nostri corsi di laurea, contattaci o chiama il numero verde 800.98.73.73

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Stile di scrittura: che cos’è, a cosa serve e come acquisirlo

Lo stile di scrittura è uno degli aspetti più importanti nella stesura di un testo, di qualsiasi tipo. Si tratta di una caratteristica personale, una sorta di impronta che distingue ciò che scriviamo noi da un qualsiasi altro elaborato.

Ma qual è il senso dello stile e perché è bene affrontarlo in un contesto universitario? Qualsiasi scritto, da una relazione ad un articolo di giornale, passando per una tesi di laurea, è riconducibile ad un particolare stile che ci dà informazioni non solo sull’autore ed il suo contenuto, ma anche su tutto il contesto in cui si colloca.

Saper scrivere bene e costruire un tuo stile personale ti contraddistinguerà dagli altri e ti permetterà di acquisire maggiore autorevolezza nel tuo settore, oltre ad emergere agli occhi dei professori.

Sei pronto per parlare di stili di scrittura? Iniziamo subito.

Cosa sono, a cosa servono e perché è utile parlare di stili di scrittura

Come può essere uno stile di scrittura? Analizziamo insieme tutto ciò che riguarda questo aspetto importante della vita professionale e universitaria.

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Che cos’è lo stile di scrittura

Definire il concetto di stile di scrittura non è un processo semplice e immediato, perché questo comprende una vasta gamma di aspetti della produzione scritta.

In generale e in senso astratto, possiamo definire gli stili di scrittura come una personale combinazione di parole o, per meglio dire, un mix di aggettivi, verbi, nomi e avverbi che rendono unico un elaborato.

Insomma, quello che possiamo affermare con certezza è che lo stile di scrittura racchiude e contempla tutti quegli elementi di riconoscibilità del testo e del suo redattore.

Rientrano nel concetto di stile di scrittura la modalità utilizzata dall’autore per scrivere i suoi testi, l’insieme di parole selezionate, il loro alternarsi nelle frasi, la forma utilizzata.

Ovviamente, non si tratta di una caratteristica propria solo agli scrittori professionisti: chiunque ha una scrittura particolare, unica, che si dimostra all’interno di un qualunque elaborato.

Sicuramente all’Università avrai avuto a che fare con relazioni, saggi, temi articolati e tesi di laurea: in tutte queste produzioni, lo stile è la tua firma, la tua personale abilità di mettere insieme le parole per arrivare al lettore.

Inutile dire che esistono una miriade di stili, tutti legati all’aspetto personale e soggettivo della scrittura.

Come può essere lo stile di un testo? Si può impiegare uno stile informale, sarcastico, serioso, professionale. Le combinazioni sono molte e possono adattarsi ai contesti.

A cosa serve

Ora che abbiamo visto che cos’è lo stile di scrittura, vediamo a cosa serve e perché è così importante.

saper scrivere bene

Abbiamo detto che lo stile è il tratto distintivo di uno scrittore. Questo ci serve per:

  • Identificare e definire la forma di un testo
  • Determinare fattori come scorrevolezza e leggibilità
  • Rendere immediatamente riconoscibile l’autore, come una firma.

Ovviamente la scelta dello stile viene effettuata dall’autore, che valuta diversi fattori, che vedremo nel prossimo paragrafo.

Dobbiamo sottolineare che lo stile è molto soggettivo: per alcuni il tuo stile può essere piacevole, per altri ridondante. Sta a te adattarlo ai contesti e perfezionarlo passo dopo passo.

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Come acquisire il tuo stile

Ora che abbiamo visto cos’è e a cosa serve uno stile di scrittura, vediamo come è possibile acquisirne uno e lavorare sul tuo in modo costruttivo.

Abbiamo detto che gli stili di scrittura si adattano ai contesti: ovviamente, scrivere una relazione è ben diverso dallo scrivere una tesi di laurea. Sono due elaborati diversi, che hanno delle proprie “regole” di scrittura: ciò non significa, ovviamente, che tu non possa metterci del tuo.

A questo punto ti starai chiedendo: come faccio a capire quale stile utilizzare?

Possiamo dire che per poter scegliere lo stile di scrittura più adeguato sia necessario dare risposta ad alcune domande.

In questa fase è importante mettere al centro il lettore, capire cosa si aspetta, di cosa ha bisogno e in che modo possiamo rendere la lettura più agevole e acccattivante.

Le domande che devi porti prima di scegliere lo stile narrativo da adottare sono:

  1. Chi leggerà il mio testo?
  2. Quali argomenti devo trattare?
  3. Che tipologia di testo sto scrivendo?

Rispondendo a queste domande, sarà più semplice capire il tipo di scrittura da adottare. Vediamo insieme di cosa stiamo parlando nello specifico, analizzando tutte le tre domande.

Chi leggerà il mio testo?

La prima domanda che devi porti per individuare il tuo stile è “chi sono i destinatari del mio testo?”.

A seconda delle persone per cui scrivi, il tuo stile può subire notevoli cambiamenti. Facciamo un esempio pratico: una relazione di diritto costituzionale si rivolgerà prettamente ad un pubblico di giuristi e di esperti in giurisprudenza.

Ciò significa che, per essere in linea con i destinatari, il tuo testo deve avere uno stile caratteristico e deve comprendere, ad esempio, l’utilizzo del vocabolario giuridico. 

Che argomenti devo trattare?

La seconda domanda che devi porti è direttamente conseguenziale alla prima, ed è relativa proprio agli argomenti da trattare.

Anche in questo caso, la determinazione della tematica è fondamentale per adattare il tuo stile di scrittura. Scrivere di videogiochi non è la stessa cosa di scrivere di psicologia cognitiva.

Individua gli argomenti che devi trattare e collegali alla tipologia di lettori, chiedendoti: come posso fare per rendere agevole la lettura del mio testo?

Che tipologia di testo sto scrivendo?

Anche questo fattore è determinante per scegliere lo stile da adottare. Ci sono tante tipologie di produzione scritta e ognuna ha le sue regole e i suoi registri.

Ad esempio, l’articolo di giornale ha una sua struttura tipica che non può essere scardinata. Come saprai, ogni articolo di giornale ha infatti un titolo, un occhiello, un sottotitolo, un catenaccio e così via.

Sicuramente lo stile di scrittura di un articolo di giornale sarà diverso da quello di una tesi di laurea: nel primo caso dovrai essere più netto, più deciso, perché l’articolo di giornale deve dare una notizia e rispondere alle famose “5 W”; nel secondo caso puoi essere più esplicativo, utilizzare un lessico diverso, un tono e un registro diversi.

Consigli per la buona scrittura

Come hai potuto vedere, il mondo della scrittura è molto vasto e complesso. Per questo abbiamo deciso di chiudere questa guida con qualche consiglio per essere più performante in questo campo:

  • Scegli le parole con cura e utilizzale con attenzione: ogni termine ha il suo peso;
  •  

    Punta sulla semplicità, curando il testo nei dettagli senza essere banale;

  • Scrivi pensando al tuo pubblico, pensando a ciò che si aspetta, rispondendo sempre alle tre domande di cui abbiamo parlato nel precedente paragrafo;
  • Cerca di essere spontaneo ed evitare inutili abbellimenti stilistici, che possono rendere il tuo testo ridondante e poco leggibile;
  •  

    Fai in modo che il tuo stile sia coerente con il contenuto;

  •  

    Non essere troppo verboso: prediligi una scrittura snella, senza esagerare con aggettivi e avverbi;

  • Metti al centro la tua idea comunicativa e non stravolgerla.

Hai le idee più chiare su che cos’è e a cosa serve uno stile di scrittura?

Siamo certi che, grazie ai consigli dell’Università Niccolò Cusano, riuscirai a perfezionare sempre più la tua capacità di scrittura e ottenere ottimi risultati accademici e professionali.

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Cucina emiliana: specialità e luoghi in cui gustarla

Sei curioso di conoscere tradizioni e ricette tipiche della cucina emiliana?

Sei nel posto giusto: in questa guida ti racconteremo i piatti tipici emiliani, dalla loro origine alle rivisitazioni, indicandoti anche i migliori luoghi in cui gustare queste ricette a Reggio Emilia.

Le ricette emiliane possono essere definite come un tripudio di sapori: piatti semplici e dal gusto ben definito animano, da secoli, una delle cucine più antiche del nostro Paese.

Pronto per il nostro viaggio alla scoperta della cucina dell’Emilia Romagna? Iniziamo subito.

Storia e curiosità sulla cucina emiliana e reggiana

Dalle ricette tipiche romagnole ai prodotti tipici dell’Emilia Romagna, vediamo insieme in che modo si caratterizza la cucina emiliana e dove gustare questi piatti a Reggio Emilia.

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Cenni storici ed evoluzione

La cucina emiliana può essere considerata come un vero e proprio agglomerato di più cucine che, in Emilia, rappresenta il risultato di quasi otto secoli di autonomia delle città emiliane, dall’età dei Comuni all’Unità d’Italia, e del ruolo di vere e proprie capitali esercitato a lungo dai centri maggiori.

Dalla cucina bolognese tipica a quella delle altre province, ciò che contraddistingue l’Emilia Romagna a tavola sono i sapori decisi, forti e l’abbondanza dei piatti.

Volendo ripercorrere un po’ di storia di questa cucina, possiamo iniziare dicendo che tra l’Emilia delle Legazioni e quella dei Ducati, in particolare, la divergenza dei percorsi storici ha prodotto conseguenze avvertibili anche in campo alimentare e gastronomico.

La cucina romagnola è stata, per anni, influenzata dallo Stato Pontificio e non mancano influenze lombarde nella cucina di Piacenza.

Per via della presenza costante di famiglie nobili e altolocate, l’Emilia ha potuto sviluppare una forte tradizione enogastronomica, annoverando tra i suoi maestri i più grandi cuochi.

Durante l’età rinascimentale e barocca, sono due le «scuole» gastronomiche che sovrastano la regione: quella romana della corte papale e quella emiliana.

Nel Ferrarese operano Giovan Battista Rossetti e Cristoforo di Messisbugo; a Parma, a quanto sembra, serve Vincenzo Cervio; a Bologna sono presenti Giulio Cesare Tirelli e Bartolomeo Stefani.

A causa della ricchezza dei piatti e la convivialità che caratterizza la regione, Bologna (e l’intera Emilia Romagna) è definita «la Grassa».

Prodotti tipici dell’Emilia Romagna

Come abbiamo detto, la cucina emiliana vanta una serie di prodotti tipici, famosi sia in Italia che nel mondo.

Alcuni di questi prodotti godono della denominazione DOP o IGP e rappresentano dei veri e propri emblemi dell’arte culinaria nostrana del mondo. Per fare qualche esempio:

  • Prosciutto di Modena DOP
  • Prosciutto di Parma DOP
  • Provolone Valpadana DOP
  • Culatello di Zibello DOP
  • Fungo di Borgotaro IGP
  • Grana Padano DOP
  • Aceto balsamico tradizionale di Modena DOP

Questi prodotti arricchiscono la cucina emiliana e reggiana, costituendo le basi di molte ricette tipiche della zona che ti racconteremo nel prossimo paragrafo.

Ricette emiliane e reggiane da conoscere

Per molti la cucina emiliana è la migliore al mondo. Sicuramente un ottimo primato può vantarlo nei primi piatti: la tradizione di questa regione è ricca di pasta fresca, come le tagliatelle e i tortellini.

piatti tipici emilia romagna

I piatti tipici dell’Emilia Romagna fanno largo uso di questo ingrediente, combinandolo con il ragù alla bolognese e insaporiti con il Parmigiano Reggiano.

I secondi piatti emiliani, proprio come i primi, sono molto ricchi e fanno largo uso di carne: per citare qualche ricetta, il polpettone, le cacciatore e i bolliti a base di zampone o cotechino.

I secondi di pesce sono, invece, caratteristici delle zone marittime e lacustri. Possiamo annoverare:

  • Anguilla (capitone) nel Piacentino e Ferrarese;
  • Specialità a base di rane;
  • Specialità a Base di pescegatto, carpe e tinche, concentrata nelle zone campagnole;
  • Fritto di “pesciolini birichini”;
  • Lumache di Bobbio.

Da non dimenticare i dolci, molti dei quali con retaggi rinascimentali, ricchi di frutta secca e spezie. Ricordiamo, ad esempio:

  • Torta di riso
  • Torta Barozzi
  • Pampepato di Ferrara
  • Dolce di crema e pinoli
  • Rotolo dolce
  • Savòr
  • Cantarelle
  • Torta della nonna

Una menzione speciale anche per il pane di questa regione: il pane ferrarese, definito da Riccardo Bacchelli come “il migliore del mondo” ha una forma caratteristica, detta “manina” o “coppietta” consistente in due filoncini di pasta attorcigliati.

Vediamo ora qualche piatto tipico della cucina reggiana da gustare assolutamente in città.

Specialità e piatti reggiani

Nonostante le somiglianze con altre cucine delle città limitrofe, a farla da padrone nella cucina reggiana è sicuramente il maiale, allevato fin dal medioevo nei territori circostanti.

A partire dal maiale vengono prodotti insaccati come prosciutti e salami, ma anche lo strutto, molto utilizzato nella cucina reggiana. Dal suino, oltre ai salumi insaccati come prosciutti, salami, viene ricavato lo strutto, ingrediente base di questa cucina.

Tra gli antipasti spicca l’erbazzone, una sorta di impasto di erbette, uova, parmigiano-reggiano e aglio fritto nello strutto. Anche la polenta è alla base di molte ricette, così come il prosciutto crudo, abbinato al classico melone per le sere d’estate.

Tra i primi piatti, un posto d’onore è occupato dalla pasta fresca: tortellini, lasagne, tortelli di zucca e passatelli sono assolutamente da provare in città.

I secondi piatti da assaggiare almeno una volta sono, sicuramente, il coniglio alla reggiana, il cappello del prete e lo zampone, preparato tipicamente nel periodo natalizio.

Per chiudere in bellezza, anche i dolci tipici dell’Emilia Romagna e della città vogliono la loro parte. Tra le specialità più famose ricordiamo:

  • Zuppa inglese, dolce “al cucchiaio” reggiano composto da una base di biscotti savoiardi, (anticamente da fette di ciambella secca avanzata) imbevuti con una bagna di liquore per dolci (Alchermes) poi stratificato con crema pasticcera gialla e crema pasticcera al cacao;
  • Torta di riso;
  • Spongata, dolce dalle origini molto antiche composto da due dischi di pasta che racchiudono un impasto di marmellata, miele, frutta secca, spezie.

3 ristoranti a Reggio Emilia da provare

Ora che abbiamo visto le specialità tipiche della cucina emiliana e reggiana da provare, passiamo ai ristoranti e trattorie di Reggio Emilia in cui gustare questi piatti.

In questo spazio descriveremo i locali low cost adatti per una pausa dallo studio e per provare le ricette che caratterizzano la città, dagli antipasti al dolce.

Iniziamo subito.

  1. Salumeria San Prospero: in questo locale è possibile acquistare salumi e formaggi locali, oltre a poterli gustare in loco accompagnato da un bicchiere di vino. Consigliato per un aperitivo e per una pausa relax in città;
  2. Trattoria la Morina: situata nel cuore di Reggio Emilia, qui è possibile riscoprire la tradizione culinaria reggiana attraverso la degustazione di antipasti tipici come l’erbazzone e primi piatti come gli immancabili tortelli. Ottimo rapporto qualità-prezzo;
  3. Caffè arti e mestieri: locale storico della città che unisce alla tradizione l’innovazione di una cucina rivisitata. Tra le specialità da provare, l’erbazzone contemporaneo e il bollito di chianina.

Sicuramente a Reggio Emilia non delude il rapporto qualità-prezzo: sia in centro che in periferia puoi imbatterti in locali tipici e trattorie che offrono portate molto abbondanti a prezzi contenuti. Si tratta di una soluzione perfetta per una serata diversa tra amici, o per un pranzo dopo una mattinata in biblioteca.

Hai le idee più chiare sui piatti tipici e le caratteristiche della cucina emiliana?

Siamo certi che, grazie ai consigli dell’Università Niccolò Cusano, riuscirai a trascorrere una pausa studio gustosa e conviviale.

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