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Come avere un perfetto equilibrio tra studio e vita privata

Raggiungere il perfetto equilibrio studio e vita privata sembra essere una difficoltà riscontrata da diversi studenti. Così come, di conseguenza, il non riuscire a studiare meglio. Studio, lavoro e vita privata: tenere a bada a questo trinomio non è semplice. Nessuna delle tre cose dovrebbe assorbire più tempo ed energie rispetto alle altre. Inoltre, l’assenza di stabilità andrà a discapito della tua salute psicofisica, poiché se non vedi risultati, ti stresserai e sarà difficile poi uscire da questo circolo vizioso.

Alcuni studi stimano che circa 1 persona su 3 non è soddisfatta del proprio equilibrio studio e vita privata. Questo perché molti non agiscono con metodo. Il modo su come coniugare lavoro e studio c’è, e richiede sacrificio, organizzazione, disciplina ma anche accettazione dei propri limiti e amore per se stessi. In questa guida vogliamo partire proprio da qui e definire, passo dopo passo, tutti gli elementi da considerare per riequilibrare queste diverse aree della tua vita.

Come coniugare lo studio con il lavoro e la vita privata

Come coniugare lavoro e studio, oltre alla vita privata? Trovare un equilibrio studio e vita privata, con il lavoro e tempo limitato, richiede di saper fare 4 cose:

  • Essere organizzati
  • Fissare obiettivi
  • Fare pause
  • Essere motivati

L’insieme di questi quattro elementi ti aiuterà a sentirti meglio e a performare di più, in tutte le aree della tua vita. Vediamo insieme come lavorare su ciascuno di questi punti.

Modella le tue capacità organizzative

Trovare un equilibrio tra studio e vita privata richiede essere fortemente organizzati. La parola d’ordine è: ottimizzare i tempi.

Crea una tabella di marcia, pianifica la giornata e la settimana, sacrificando ciò che non è necessario e sfruttando ogni momento per fare qualcosa. La nemica numero uno dell’equilibrio studio e vita privata è la procrastinazione. Molti studenti e studentesse, presi da stanchezza o poca voglia, rimandano i loro impegni. Assolutamente non procrastinare: il tempo è l’unica cosa che non si recupera e gli imprevisti che ti impediranno di studiare meglio potrebbero sorprenderti.

Rispetta il tuo programma e sarai ufficialmente una persona organizzata che saprà trovare un equilibrio studio e vita privata, conciliando anche il lavoro.

Per essere organizzato al massimo, investi su un planning. Per realizzare il tuo planning, basta anche un quaderno organizzato per giorni, settimane e mesi. Crea le tue “to-do list” giornaliere e settimanali e impegnati a tenerle sotto controllo, per ottenere migliori risultati.

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Fissa obiettivi specifici per la tua formazione

In qualsiasi campo, è essenziale fissare degli obiettivi specifici. Essi servono a mantenere alta la tua motivazione e non solo: ti permetteranno di non sprecare tempo. Questi obiettivi devono avere alcune fondamentali caratteristiche:

  • Essere specifici
  • Essere realistici
  • Essere misurabili
  • Essere definiti nel tempo

Spieghiamo meglio questi concetti. Fissare obiettivi specifici significa definire con esattezza ciò che vuoi portare a termine. Ad esempio, non basta dire “Voglio studiare per superare gli esami”. Dovresti dire: “Vorrei preparare due esami in tre mesi”. Questi obiettivi devono essere realistici: se hai 4 ore di tempo da dedicare allo studio durante la giornata, non sovraccaricarti di mole di lavoro come se ne avessi 8!  Parti dalla tua situazione specifica per fissare obiettivi che siano sempre raggiungibili: questo perché, qualora fissassi obiettivi troppo ambiziosi e non riuscissi a raggiungerli, la tua motivazione ne risentirebbe.

Prenditi momenti di pausa

Sei una persona, non una macchina. Non sei facilmente riparabile con un pezzo di ricambio e una lucidata. Ascolta il tuo corpo e la tua mente. Quando senti di aver bisogno di “staccare la spina”, fallo. Non ostinarti per finire di studiare e lavorare in modo imperterrito. Se puoi, soprattutto nel caso del lavoro, prenditi qualche ora in più per te, se non di più. Se devi studiare molto ma la stanchezza e la frustrazione hanno il sopravvento, molla tutto per un po’ e prenditi del tempo solo per te. Dedicati a ciò che ti piace e distraiti.

Quando tornerai sui libri, avrai molta più motivazione e concentrazione: sarà un efficace modo per studiare meglio!

Un consiglio in più: se fai fatica a staccare, programma dei momenti di pausa nella tua tabella di marcia. Prevedi una pausa di almeno 10 minuti ogni due ore e prenditi un momento di stacco più lungo a fine giornata.

Mantieni alta la tua motivazione

Un altro modo efficace su come coniugare lavoro e studio è sicuramente mantenere alta la tua motivazione. Chiediti sempre per quale motivo stai affrontando tutto questo. Perché sei in questo corso? Perché questo lavoro? Trova uno scopo in tutto ciò che fai, uno scopo che ti stia a cuore, a cui credi davvero. Ti servirà nei momenti più difficili per mantenere saldi i tuoi obiettivi e spronarti a raggiungerli.

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Come memorizzare qualunque cosa con la tecnica dei loci

Se sei uno studente, sicuramente sarai interessato a capire come massimizzare le tue abilità di memorizzazione. Avere una buona memoria ti permette di immagazzinare più informazioni in meno tempo, consolidando il tuo apprendimento; ciò ti consente, inevitabilmente, migliori performance accademiche, ma anche un cervello più allenato e attivo.

Ci sono diversi strumenti e diverse tecniche per potenziare la memoria: tra queste, la tecnica dei loci è una delle più famose in assoluto. Nota anche come “palazzo della memoria”, questa mnemotecnica è molto diffusa tra gli studenti e ha origini antichissime, che risalgono addirittura a Cicerone.

Come è noto, Cicerone è stato un grande oratore. Nei suoi scritti dedicati all’arte dell’oratoria, Cicerone ha parlato spesso della memoria e dell’importanza di richiamare le informazioni al momento giusto, per poter esporre il discorso al meglio. Infatti, la parola loci è il plurale di locus, parola latina che significa proprio luoghi. La tecnica dei loci consiste nello sfruttare i luoghi per ripercorrere nella mente un intero discorso.

In questa guida ti spiegheremo come si applica questa tecnica nello studio e cosa fare per padroneggiarla al meglio. Iniziamo subito.

Come usare il “palazzo della memoria” per studiare

Le mnemotecniche ti aiutano a potenziare la tua mente, aumentare la concentrazione e ottenere migliori risultati nello studio. La tecnica dei loci può davvero rivoluzionare il tuo approccio ad un esame: vediamo insieme come funziona.

Cos’è il metodo dei loci?

Partiamo da una semplice definizione di questo metodo che, come abbiamo accennato, ha come obiettivo quello di facilitare la memorizzazione di informazioni sfruttando dei “percorsi” all’interno della nostra mente. Il meccanismo è estremamente semplice e sfrutta una nostra abilità arcaica, ossia quella di associare nuove immagini ad immagini già presenti nella nostra mente.

Il metodo permette infatti di associare ogni concetto da ricordare ad un oggetto presente in un luogo a te molto famigliare.

Supponiamo che tu debba fissare nella mente un discorso relativo ad un esame di diritto pubblico. Ciascuna parte di questo esame può essere associata ad una “tappa” di un luogo a te vicino o un percorso che fai spesso. A questo punto, la tua mente assocerà ciascun elemento dell’esame ad un oggetto o ad una parte di una stanza, che ripercorrerai nella tua mente.

I benefici di questo sistema sono molteplici:

  • Ricordi più informazioni minimizzando lo sforzo
  • Riesci a “richiamare” a te le informazioni velocemente
  • Rafforzi la memoria a lungo termine e non “dimentichi” i contenuti di un esame dopo poche settimane

Scegli il tuo luogo

La prima cosa da fare per applicare il metodo dei loci è scegliere il tuo luogo. Come abbiamo detto, deve essere un luogo molto famigliare per te, che conosci alla perfezione. Qualche esempio?

  • Il salone di casa tua
  • La tua camera da letto
  • Il tragitto che compi da casa tua a lavoro

ATTENZIONE: ti sconsigliamo di scegliere un luogo troppo “complesso”. Un centro commerciale, ad esempio, rischia di essere davvero troppo grande da gestire. Devi scegliere un luogo o un tragitto del quale conosci alla perfezione la disposizione dei vari punti di riferimento.

Identifica i tuoi punti di riferimento

Una volta scelto il tuo luogo, dovrai identificare i tuoi punti di riferimento, ossia le “ancore” a cui legare ogni concetto da memorizzare. Scegli come punti di riferimento elementi specifici, che non possono essere confusi tra loro e che sono posti alla giusta distanza. Ad esempio, se scegli la tua camera da letto, evita di scegliere solamente camicie del tuo armadio, altrimenti farai fatica a ricordare quale concetto associ a ciascuna camicia.

Idealmente, se scegli la camera da letto, puoi identificare come punti di riferimento l’armadio, il letto, il comodino, la televisione.

Associa concetti e immagini

A questo punto, ciò che dovrai fare è associare ogni concetto ad un punto di riferimento. Per riuscirci con successo, dovrai trasformare un concetto in un’immagine vivida nella tua mente. Dovrai costruire nella tua mente un’associazione efficace, che ti consenta di visualizzare quell’argomento all’interno del tuo punto di riferimento.

Per “richiamare” i concetti al momento giusto, ti basterà ripercorrere mentalmente il tuo luogo, passando per i punti di riferimento che hai identificato e a cui hai associato gli argomenti da ricordare.

Adesso tocca a te: scegli un argomento da ricordare e applica la tecnica dei loci per migliorare nello studio. Non ti resta che provare e goderti i risultati.

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Come diventare destination manager: studi e possibilità

Il tuo sogno è diventare destination manager?

Tra le nuove professioni del turismo, quella del destination manager è sicuramente molto interessante ed è pronta ad affermarsi sul mercato già da qualche anno. Già diffuso oltreoceano, il lavoro del destination manager (o DMC) ha l’obiettivo di promuovere e favorire il rilancio turistico di un determinato territorio.

Si tratta di un esperto che può lavorare come consulente turistico e per aziende di qualsiasi tipo, offrendo le sue abilità di valorizzazione dell’unicità di un luogo, a partire dalle peculiarità ambientali, enogastronomiche e culturali. Una professione, come potrai intuire, estremamente dinamica, che punta alla costruzione di offerte turistiche ad hoc, a partire da una imprescindibile conoscenza del territorio in cui opera. Ci sono diverse skills utili per intraprendere questo lavoro, da quelle più tecniche a quelle più “soft”.

Se vuoi capire come si diventa destination manager, continua nella lettura: ecco tutto quello che devi sapere su questa nuova e interessante professione del turismo.

Come si diventa destination manager

Negli ultimi anni il settore turistico ha subito una decisa evoluzione. Se, fino a qualche anno fa, il turismo era perlopiù di prossimità, negli ultimi decenni abbiamo assistito alla facilitazione dei voli low cost e all’esplosione di altre tipologie di turismo, molto più ad ampio raggio. Insieme alle stesse tendenze turistiche, si sono evolute anche le professioni e ne sono nate di nuove, come ad esempio quella del destination manager.

Ancora poco popolare in Italia, questo nuovo lavoro del turismo è pronto per affermarsi anche nel nostro Paese: ecco chi è e cosa fa il DMC.

Chi è il destination manager

Iniziamo con una definizione semplice del lavoro del destination manager. Stiamo parlando di quel professionista che organizza e promuove il prodotto turistico della destinazione. Questo professionista, essendo un manager, non si occupa puramente di attività promozionali, ma cura anche tutta la parte relativa al budget, alle risorse umane da impiegare e alle risorse da mettere in campo.

Il compito principale di questo professionista è valorizzare le peculiarità culturali, ambientali, enogastronomiche tipiche del territorio, costruendo un’esperienza estremamente tagliata sulle esigenze dei committenti.

Mansioni e responsabilità

Parlando nello specifico di mansioni del destination manager, possiamo dire che queste non fanno capo ad una singola area. Piuttosto possiamo definire questa professione come fortemente interdisciplinare e spesso frutto dell’unione di diverse esperienze e diverse attitudini di chi la svolge.

In generale, i compiti di un destination manager sono:

  • Comprendere e analizzare a fondo la proposta turistica del territorio di cui si occupa
  • Analizzare tutto ciò che costituisce attrattiva turistica, valutarne lo stato e capire in che modo valorizzare le unicità del territorio
  • Definire una strategia di promozione basato sui punti di forza del territorio, frutto di un’analisi più complessa dei bisogni e delle necessità del visitatore
  • Elaborare un’offerta turistica su misura, sulla base delle risorse a disposizione
  • Spingere l’offerta turistica con nuove attrattive attraverso le risorse a disposizione
  • Organizzare e pianificare l’esperienza
  • Coinvolgere gli attori locali assumendo talvolta un ruolo di mediatore
  • Pianificare il budget a disposizione e scegliere una corretta allocazione delle risorse economiche
  • Coordinare l’operato di tutte le persone coinvolte nel processo di promozione e comunicazione della destinazione turistica

Dove opera il destination manager

Il destination manager può lavorare sia come libero professionista che come dipendente. Può trovare impiego in aziende pubbliche o private, oppure può avere un ruolo di consulente esterno. Tra le caratteristiche più rilevanti di questo lavoro, figura senza dubbio l’elevata mobilità: si tratta, infatti, di un lavoro dinamico, che può prevedere molti spostamenti.

Lo stipendio è estremamente variabile in base a fattori come tipologia contrattuale, anni di esperienza e territorio in cui si opera.

Skills

Veniamo ora a parlare delle skills che ogni destination manager dovrebbe possedere. Iniziando da quelle tecniche, come lo stesso nome suggerisce, questo professionista deve avere abilità manageriali: deve pertanto saper leggere i numeri, condurre analisi, pianificare budget, gestire risorse umane, coordinare processi. Importante una conoscenza solida del marketing e delle modalità di valorizzazione turistica di un territorio: deve conoscere alla perfezione il mercato e il suo funzionamento, per poter trovare la strategia d’azione migliore.

Accanto a tutto questo, il destination manager parla generalmente almeno una lingua straniera alla perfezione, come ad esempio l’inglese. Utile anche una buona dimestichezza con i mezzi digitali.

Parlando, invece, di soft skills, un destination manager dovrebbe avere:

  • Eccellente flessibilità
  • Gran dose di autonomia nella gestione dei progetti
  • Capacità di delega
  • Ottime abilità organizzative
  • Capacità relazionali e abilità nel lavoro in team
  • Capacità comunicative

Percorso di studi: il Master Unicusano

Per entrare nel settore turistico e abbracciare una delle nuove professioni più ambite in assoluto, l’Università Niccolò Cusano ha lanciato il Master I Livello in Tourism Management.

Il Master Universitario di I Livello in “Tourism Management” ha come obiettivo quello di fornire nuove conoscenze e aggiornamenti a tutti quei professionisti che operano (o vorrebbero operare) nella governance e nel management delle imprese e delle destinazioni turistiche, nazionali ed internazionali.

Nello specifico, parliamo di imprese alberghiere, tour operator, agenzie di viaggi, imprese di ristorazione e tutte le altre tipologie di imprese operanti nel sistema turistico. Frequentando il Master, acquisirai competenze manageriali adeguate nella valorizzazione e nello sviluppo sostenibile delle risorse culturali.

Modalità di accesso

Il Master è di I Livello: ciò vuol dire che, per iscriverti, dovrai possedere almeno un diploma di laurea triennale.

Caratteristiche

Il Master dura 1500 ore, per un totale di 60 CFU. L’intero percorso formativo si svolge “a distanza” grazie all’innovativa metodologia telematica adottata dal nostro Ateneo.

Connettendoti ad una piattaforma di e-learning sempre attiva, potrai:

  • Accedere alle lezioni video e materiale fad appositamente predisposto;
  • Testare le tue capacità con verifiche per ogni materia
  • Accedere a workshop / seminari di approfondimento tematico
  • Analizzare case history e accedere a incontri con testimonials e professionisti del settore

Al termine del percorso potrà essere offerta ai più meritevoli la possibilità di individuare e di attivare uno stage presso le aziende disponibili sul territorio nazionale particolarmente impegnate nel settore del Tourism Management previo colloquio di selezione.

Materie di studio

Il Master affronta diverse tematiche, raggruppate in macroaree. Queste sono ad esempio:

  • Principi di economia e gestione delle imprese nel settore turistico
  • Destination management
  • Organizzazione aziendale nelle imprese turistiche
  • Comunicazione e marketing territoriale e della destinazione turistica
  • Legislazione turistica

Al termine del percorso è prevista una prova finale di verifica delle conoscenze apprese.

Se vuoi lavorare nel turismo come destination manager e aumentare le tue conoscenze, iscriviti ora: compila il form per richiedere informazioni.

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I 7 consigli per superare brillantemente il primo anno di giurisprudenza

Ti sei appena iscritto alla facoltà di giurisprudenza e non vedi l’ora di affrontare questo primo anno? L’inizio di un nuovo percorso universitario è sicuramente tra i momenti più importanti della vita: è in questi anni che getterai le fondamenta per il tuo futuro e svilupperai la mentalità che ti consentirà di crescere davvero attraverso l’apprendimento.

La facoltà di giurisprudenza è tra le più scelte in assoluto: la passione per la legge è comune tra moltissimi studenti e il fascino di questo percorso continua, ancora oggi, ad attrarre moltissimi iscritti. Avvocato, notaio, magistrato, consulente legale: queste sono solo alcune delle professioni che chi sceglie giurisprudenza sogna di intraprendere.

Ma prima di arrivare al tuo futuro, pensiamo al presente: come affronterai questo primo anno di giurisprudenza? Ecco 7 consigli per iniziare al meglio questo percorso e abituarti alla tua nuova vita da studente universitario.

Come sopravvivere al primo anno da studente di giurisprudenza

Curioso di sapere cosa ti riserverà questo primo anno da iscritto alla facoltà di giurisprudenza? Vediamo insieme le 7 cose che dovresti tenere sempre a mente.

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#1 – Rivoluziona il metodo di studio delle scuole superiori

Una delle prime cose che dovrai fare è rivoluzionare il tuo metodo di studio. Rispetto alle scuole superiori, l’università ha altri ritmi: dovrai abituarti a studiare di più, a fare esami con una certa frequenza e programmare tutto con largo anticipo. Se,  da una parte, questo ti offre maggiore libertà organizzativa, dall’altra richiede uno sforzo superiore da parte tua. Dimentica l’approccio delle superiori e ripensa il tuo metodo di studio in base alle nuove esigenze.

#2 – Impara a prendere appunti

Un aspetto strettamente collegato al punto #1 di questa guida è proprio l’apprendere come prendere appunti nel modo giusto. Ogni volta che ascolti una lezione, prendi l’abitudine di scrivere su un foglio i passaggi più importanti: non trascrivere parola per parola, ma limitati a fare degli schemi, evidenziare delle parole e dei passaggi salienti.

Nonostante ciò che si pensi, prendere appunti è un ottimo modo per apprendere e fissare le informazioni: questo ti consentirà di avere già sottomano tutto ciò che hai bisogno di sapere prima di aprire i tuoi manuali di diritto e faciliterà anche la fase del ripasso.

#3 – Liberati dallo stress

Quando si inizia un nuovo percorso si è sempre carichi di entusiasmo. Dopo qualche tempo, l’entusiasmo rischia di lasciare il posto allo stress e alla pressione. I grossi carichi di studio, le difficoltà ad abituarsi al “linguaggio” giuridico e un contesto nuovo possono aumentare il tuo stress, con conseguenze negative per il tuo studio. Liberati da tutto questo: prenditi dei momenti di svago e programma la tua giornata di studio tenendo sempre in considerazione le giuste pause.

#4 – Migliora la tua comunicazione

Durante il primo anno, dovrai sostenere i tuoi primi esami universitari. Dovrai abituarti a sostenere esami in forma scritta e orale: per questo è importante lavorare sulla tua comunicazione. Anche se questo aspetto è molto trascurato dagli studenti, lavora sul tuo modo di porti, soprattutto davanti ad un esame orale.

Allenati davanti ad uno specchio: osserva la tua postura e la tua gestualità e fai in modo di trasmettere sicurezza in te stesso. Scandisci bene le parole, impara a fare collegamenti intelligenti, migliora ogni aspetto della tua comunicazione e domina l’ansia da prestazione.

#5 – Supera velocemente una bocciatura

Soprattutto ai primi tempi, non è raro essere bocciati ad un esame. Ciò può avvenire perché, all’inizio, hai poca dimestichezza con l’esame in sé, con il contesto e con le materie trattate. A volte chi viene bocciato si demoralizza molto e perde fiducia in se stesso: il consiglio è quello di prendere questo evento come un’opportunità per migliorarti e crescere.

#6 – Programma sempre

L’organizzazione è la chiave per ottenere davvero risultati. Pianifica il tuo studio in anticipo, senza ridurti all’ultimo secondo e gestendo al meglio le tue scadenze. La cosa migliore da fare è osservare il tuo piano formativo e decidere quando dare ogni esame. Sulla base di questo calendario, a partire dal tempo che hai per studiare, inizia a scomporre il materiale (libri, appunti, dispense): impegnati a studiare ogni giorno secondo le tue disponibilità. Non è importante studiare tantissime ore in una giornata, ma farlo con costanza.

#7 – Credi in te stesso

L’ultimo consiglio per vivere al meglio il primo anno dell’università è credere in te stesso e nelle tue capacità. Mantieni alta la motivazione in ogni momento: quando ti senti stanco, ricordati gli obiettivi che hai in mente e perché hai scelto questo percorso. Credi in tutto quello che sai fare, nella tua capacità di apprendere e nel tuo progetto professionale.

Solo così riuscirai a mantenere la concentrazione che ti serve per superare questa prova al massimo!

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“Parlami di te” al colloquio di lavoro: ecco come rispondere

Una delle domande più temute ad un colloquio di lavoro è la famosa “Parlami di te“. Nonostante possa sembrare una domanda “semplice”, in realtà è una delle più complesse a cui rispondere, perché è più difficile capire cosa vuole davvero sapere il recruiter.

In generale, le domande “aperte” tendono a essere più impegnative da decifrare: se sei alle prime esperienze lavorative, rispondere a questo tipo di quesiti può diventare un vero incubo per te. Considerando che questa domanda rientra tra le più popolari in assoluto, abbiamo pensato di approfondire in questa guida tutto ciò che riguarda le modalità di risposta e le opportunità che potresti cogliere per valorizzare la tua professionalità.

Vediamo insieme di cosa si tratta.

Come rispondere alle domande di un colloquio: “parlami di te” e risposte

Hai un colloquio di lavoro importante? Se hai già pensato al tuo curriculum vitae e alla tua lettera di presentazione e sei piaciuto al tuo interlocutore, è il momento di pensare a qualche possibile risposta legata alle domande più frequenti in un incontro professionale. Tra queste, ci sono sicuramente quelle domande come:

  • “Parlami di te”
  • “Dimmi qualcosa in più su di te”
  • “Cosa puoi dirmi in più su di te che non leggo sul tuo CV?”

Ecco in che modo superare la paura di queste domande e come elaborare una risposta perfetta e che sia davvero in grado di distinguerti da tutti gli altri.

I tempi di risposta

Tipicamente un colloquio di lavoro può durare dai 15 ai 30 minuti. Durante un colloquio, l’obiettivo di un recruiter è quello di capire se tu sei la persona adatta a ricoprire quel ruolo.

Quando ti viene rivolta una domanda così ampia come “parlami di te”, probabilmente il tuo interlocutore vuole entrare più in connessione con i tuoi schemi di ragionamento e capire con quale prontezza costruirai una risposta.  Spesso questa domanda funge un po’ da “bussola” in tutto il colloquio, aprendo ad altri potenziali discorsi legati, ad esempio, alle tue precedenti esperienze e ai tuoi obiettivi professionali.

Generalmente, i tempi di risposta per questa domanda sono tra i 2 e i 3 minuti. Avrai dunque a disposizione pochi secondi per far capire al tuo interlocutore perché dovrebbe scegliere te e non qualcun altro.

Cosa dire

Possono esserci modi diversi per rispondere a questa domanda e non ne esiste uno universalmente giusto o sbagliato. Ci sono però dei consigli che possono essere sempre validi quando si presenta la fatidica domanda “dimmi di te”:

  • Prepara sempre prima la risposta a questa possibile domanda. Non lasciarti cogliere impreparato e formula già una possibile risposta nella tua mente, magari seguendo la scaletta che troverai nel prossimo paragrafo
  • Adatta la risposta al contesto in cui ti trovi. Parla anche delle tue aspirazioni e del perché hai deciso di candidarti proprio per un ruolo in quell’azienda
  • Sii professionale e positivo: valorizza i tuoi punti forti senza timore. Usa positività e ottimismo per coinvolgere il tuo interlocutore e non parlare male dei tuoi vecchi datori di lavoro
  • Mostra la tua passione. I recruiter cercano persone appassionate per le aziende. Chi mostra passione e interesse in ciò che fa guadagna molti punti agli occhi di un responsabile risorse umane. Parla di ciò che ti appassiona di più e di cosa ha motivato (e motiva) le tue scelte

Struttura tipo della risposta alla domanda “parlami di te”

Ci sono diversi modi per approcciare alla costruzione della risposta a “parlami di te” in un colloquio. Un modo piuttosto semplice di rispondere segue questa scaletta:

  • Parla al presente: introduci con una breve descrizione di quello che fai ora, delle cose più recenti di cui ti sei occupato e, magari, di qualche risultato importante che hai raggiunto
  • Parla del passato: spiega al tuo interlocutore come sei arrivato al tuo ruolo attuale e parla delle te esperienze pregresse che possono essere utili e in linea con il lavoro per il quale ti stai candidando
  • Parla del futuro:  spiega al recruiter quali sono le tue ambizioni e cosa ti aspetti di trovare nel tuo nuovo luogo di lavoro

Questa formula, incredibilmente semplice da applicare, ti permette di rispondere in modo esaustivo a domande generiche che chiedono di parlare di te e della tua esperienza.

Esempio di risposta

Ora proviamo ad applicare quanto detto nel modello precedente ad un caso reale. Supponiamo che tu ti stia candidando per un ruolo di ingegnere gestionale junior. Ecco una possibile risposta alla domanda: “Dimmi qualcosa in più su di te”

  • Presente: Sono un ingegnere gestionale. Mi occupo di supervisionare e coordinare progetti all’interno di aziende di medie e grandi dimensioni operanti nel settore logistico. Ho già coordinato più di 5 gruppi di lavoro nell’ultimo anno, con un aumento stimato della produttività di oltre il 30%
  • Passato: La mia grande passione per XYZ mi ha spinto a laurearmi in ingegneria gestionale e a conseguire un Master in XYZ, che mi ha permesso di affinare ancora di più le mie competenze e abilità. Ho già lavorato in aziende come NOMEAZIENDA, mettendo a frutto le mie skills in campo organizzativo e gestionale
  • Futuro: Vorrei trovare un’occupazione che mi stimoli a crescere ancora di più e sviluppare i miei interessi nel settore logistico, in un contesto aperto allo sviluppo continuo e alla cooperazione tra reparti

Ecco una risposta-tipo alla domanda più temuta ad un colloquio. Non ti resta che applicare questo schema e trovare la risposta migliore per lasciare un segno nel tuo interlocutore.

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Come fare un CV per un manager in 4 mosse

Se vuoi candidarti per una posizione nel management di un’impresa, una delle prime cose che dovrai fare è redigere il tuo CV. Scrivere un CV per manager può essere, per alcuni, una sfida davvero impegnativa: candidarsi per una posizione di gestione implica evidenziare nel tuo curriculum vitae tutte quelle esperienze che dimostrano la tua capacità di guidare, motivare e organizzare coloro che lavorano sotto la tua supervisione.

Abbiamo parlato già in questo blog di come diventare manager e di tutti i passaggi da seguire per lanciarti in questa professione. In questo articolo vogliamo offrirti quattro consigli concreti per preparare il tuo curriculum e candidarti per una posizione di manager ottenendo subito un colloquio. Iniziamo!

Come scrivere il curriculum vitae di un manager

Scrivere il CV di un manager significa mettere in evidenza il tuo background, la tua filosofia di gestione, i risultati che hai già raggiunto e le soft skills che padroneggi. Oltre alla tua storia lavorativa, infatti, è utile arricchire il tuo CV con queste preziose informazioni, che possono distinguerti dagli altri candidati e far balzare la tua presentazione all’occhio del recruiter. Ecco 4 consigli per creare un curriculum di successo.

Organizza le informazioni

A prescindere dal fatto che tu scelga un CV in formato europeo o uno più innovativo, ciò che conta è l’organizzazione delle informazioni all’interno. Assicurati di rispettare una gerarchia delle informazioni: quelle più importanti e relative alla tua carriera vanno sempre poste all’inizio.

Parla delle tue abilità di gestione

Le aziende hanno bisogno di manager in grado di accompagnarle verso il raggiungimento dei loro obiettivi. In tal senso è utile mostrare tutti i risultati che hai già raggiunto nelle tue precedenti esperienze. Qualche esempio?  Potresti parlare degli obiettivi di fatturato, delle tue capacità di delegare, della percentuale di produttività raggiunta dal tuo team. Insomma, non aver paura a mostrare i tuoi “numeri”.

Usa i verbi d’azione

L’azione è importante per un manager. Questa può essere espressa anche verbalmente, utilizzando verbi d’azione nel tuo CV. Tra i verbi che comunicano attività, leadership e intraprendenza, troviamo ad esempio iniziare, innovare, creare, guidare, orientare, sviluppare, stabilire, dominare, raggiungere, pianificare, motivare.

Allega una lettera di presentazione

Un buon manager allega sempre al CV una lettera di presentazione personalizzata, dove esprime la sua motivazione a lavorare in quell’azienda. Studia l’azienda con attenzione e parla di ciò che tu potresti fare concretamente per farla crescere.

Non ti resta che metterti a lavoro e scrivere il tuo nuovo curriculum!

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Quanto guadagna un notaio? Stipendio medio e possibilità

Quella del notaio è una delle professioni più ambite da chi intraprende un percorso di studi in giurisprudenza. Uno dei motivi che rendono questa professione così attraente è legata allo stipendio di un notaio che, notoriamente, è piuttosto elevato.

Ma quanto guadagna un notaio esattamente? Prima di rispondere a questa domanda, partiamo da una premessa fondamentale su questo specialista.

Il notaio è un pubblico ufficiale che ha ottenuto mandato, da parte dello Stato, di dare validità giuridica e probatoria ad atti determinati e di riscuotere le imposte per attività determinate. In particolare, le sue mansioni principali riguardano, ad esempio, le scritture private, la liquidazione delle successioni, la conclusione degli atti di compravendita.

Per diventare notaio dovrai necessariamente avere alle spalle una Laurea Magistrale in Giurisprudenza, che offre le competenze giuridiche necessarie per poter esercitare questa professione. Inoltre, l’accesso alla professione è legato a requisiti ben precisi, che passano anche per il superamento di un concorso pubblico gestito direttamente dal Ministero della Giustizia.

Fatte le dovute premesse, vediamo insieme qual è lo stipendio medio di un notaio.

Notaio: stipendio medio e opportunità

In generale possiamo dire che gli stipendi dei notai sono molto alti rispetto alla media, anche se risulta piuttosto complesso parlare di numeri netti, poiché si tratta di una libera professione e ci sono diversi elementi che concorrono alla definizione del reddito.

In linea di massima, un notaio può guadagnare dai 50.000 e i 200.000 euro lordi all’anno; parliamo di cifre davvero molto elevate, che spesso altre categorie di lavoratori non riescono neppure a sfiorare.

Da cosa dipende lo stipendio del notaio in Italia

Tuttavia, le stime sugli stipendi dei notai mettono in evidenza una forbice molto ampia: da cosa dipende tutto questo? Ci sono alcuni fattori che concorrono alla definizione del guadagno netto di un notaio. In primo luogo l’andamento dei mercati che ha un impatto diretto sulla mole di lavoro da gestire. In secondo luogo, il numero dei clienti dello studio notarile, che può essere più o meno affermato. Da considerare anche l’ubicazione sul territorio nazionale: in generale, gli studi notarili situati nei grandi centri urbani dove c’è maggior concentrazione di attività economiche riescono ad avere un reddito più elevato.

A prescindere da quanto guadagni questo professionista, si tratta di un’attività lavorativa davvero prestigiosa, che molti studenti sognano ancora di intraprendere. Se sei interessato a diventare notaio, inizia dando un’occhiata al Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza di Unicusano.

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Le 3 app per riconoscere le piante da scaricare

Vuoi diventare un esperto nel riconoscimento delle piante?

Se hai il “pollice verde” e la natura ti affascina, le app per riconoscere le piante possono diventare davvero le tue migliori amiche. Avere un giardino curato è il sogno di molti studenti: in realtà, anche un semplice balcone può diventare un bellissimo spazio verde, scegliendo le piante più adatte.

Le app per il riconoscimento delle piante e dei fiori ti aiutano ad identificare le piante che ti piacciono, risalendo alla specie e alla varietà. Spesso questi elementi sono difficili da carpire per un occhio non tecnico: ecco che la tecnologia ci aiuta a compiere questo passaggio. Vediamo le tre app che dovresti scaricare assolutamente.

App per il riconoscimento piante da avere assolutamente

Ti piacerebbe identificare tutte le piante e i fiori che vedi e arricchire il tuo giardino? Ecco le applicazioni da scaricare per riconoscere le piante secondo l’Università di Reggio Emilia Niccolò Cusano.

#1 – Garden Answers

Parlando di app per riconoscere le piante, non possiamo non menzionare Garden Answers. Basta scattare un’immagine di piante, toccare il pulsante di invio e, in pochi secondi, ottenere una serie di informazioni specifiche sulla pianta. Inoltre, l’app ti consente di cercare, attraverso un apposito motore di ricerca interno, tutte le malattie e le infestazioni da parte di insetti, leggendo le risposte di centinaia di esperti.

#2 – Flower Checker +

Tra le altre app, anche Flower Checker è sicuramente una di quelle da provare. Come per la precedente app, anche in questo caso è sufficiente una semplice foto per procedere con l’identificazione.

L’app è in grado di individuare anche muschi, licheni e funghi.

#3 – Plantnet

Concludiamo la nostra selezione con Plantnet, una delle app più scaricate in assoluto per identificare piante e fiori.

La tecnologia dell’app è stata sviluppata da un gruppo di scienziati provenienti da CIRAD, INRA, INRIA, IRD, che ha sviluppato un sistema di identificazione automatica delle piante a partire da foto a confronto con le immagini di un database botanico.

L’identificazione è più accurata se le foto si concentrano su una specifica parte della pianta;  inoltre, immagini di foglie d’albero su sfondo uniforme sapranno fornirti risultati più accurati.

Queste app, unite alla tua osservazione e alle tue conoscenze, ti aiuteranno a comprendere meglio il mondo delle piante e a gestire al meglio il tuo giardino. Non ti resta che scaricarle e provarle tutte.

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Libri da leggere in inglese: 5 titoli da non perdere

Se stai cercando di allenare il tuo inglese, leggere dei libri in lingua è una delle soluzioni più efficaci. A seconda del tuo livello di partenza, leggere libri in inglese (semplici o più complessi) può aiutarti ad acquisire familiarità con i vocaboli, osservare le declinazioni dei verbi e apprendere più velocemente i fondamentali della lingua.

Leggendo un libro nella lingua madre, potrai allenare le 4 skill principali della comprensione di un nuovo idioma: reading, writing, speaking e listening. Individuando la tua conoscenza di base, puoi scegliere letture che si adattano al tuo livello ed iniziare ad allenarti con successo. Ecco 5 titoli che dovresti prendere in considerazione.

5 libri in inglese da leggere assolutamente

Dai libri ideali per principianti a quelli per utenti avanzati, ecco una panoramica dell’Università di Reggio Emilia Unicusano sui cinque volumi da leggere assolutamente per migliorare l’inglese.

Peter Pan

Peter Pan è un libro per bambini: chi non conosce la storia del giovane Peter che si rifiuta di crescere?

Si tratta di un libro scritto in un inglese piuttosto semplice e scorrevole, perfetto per chi è a livello principiante.

Animal Farm

La Fattoria degli animali di George Orwell è un classico della letteratura.

La storia è ambientata in una fattoria in Inghilterra, dove un gruppo di animali, capitanati dai maiali, tentano di fare una “rivoluzione” essendo stanchi dello sfruttamento da parte del padrone.

Se hai già letto il libro in italiano, sicuramente sarà più facile per te comprendere il testo in inglese, adatto per chi padroneggia un livello intermedio.

Harry Potter

La saga di Harry Potter è una delle più amate da ogni generazione. L’opera di J.K Rowling si divide in ben sette libri, che rispecchiano gli anni di studio della scuola protagonista dell’intera storia: Hogwarts. Proprio ad Hogwarts il giovane Harry e i suoi amici si metteranno alla prova per fermare le forze oscure che minacciano l’intero mondo dei maghi.

Se hai una conoscenza almeno intermedia dell’inglese, potresti cimentarti con la lettura almeno del primo libro della saga (Harry Potter e la Pietra Filosofale).

I viaggi di Gulliver

Anche I viaggi di Gulliver può rappresentare un’ottima palestra per il tuo inglese. Ideale per chi ha già una conoscenza di base e si trova a cavallo tra un livello principiante ed avanzato.

David Copperfield

Concludiamo con un classico senza tempo della letteratura inglese: David Copperfield. Data la complessità del libro, consigliamo un approccio solamente a chi ha una conoscenza avanzata della lingua e vuole misurarsi con un libro più lungo e impegnativo.

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Qual è il metodo di studio ideale per giurisprudenza?

Sei alla ricerca del metodo di studio ideale per giurisprudenza?

Studiare giurisprudenza è l’ambizione di moltissime giovani matricole, che sognano di diventare avvocati o magistrati. Allo stesso tempo, però, questo percorso di studi presenta sfide complesse da superare, soprattutto senza un metodo adeguato. Acquisire la forma mentis giusta per approcciare alla materia può aiutarti molto a prepararti per gli esami e a raggiungere i tuoi obiettivi nei tempi che ti sei prefissato.

Se stai cercando consigli per studiare giurisprudenza, ecco le migliori strategie per superare con successo gli esami di giurisprudenza.

Come studiare al meglio giurisprudenza

Avere un metodo di studio universitario è di vitale importanza per facilitare il tuo apprendimento e assicurarti che sia duraturo. Lo studio della legge richiede un approccio specifico: ecco qualche consiglio di cui fare tesoro.

#1 – Lo studio inizia dalle lezioni

Uno degli errori più frequenti tra gli studenti è quello di iniziare a studiare poco prima dell’esame, dedicando alla formazione una manciata di giorni. C’è un approccio che, con ogni probabilità, ti permette di ottimizzare i tempi e rendere più produttivo il tuo impegno: iniziare a studiare da SUBITO.

Come? L’ascolto attivo è l’alleato numero uno della formazione. Ascoltare attivamente significa partecipare alle lezioni prendendo appunti, facendo domande e interagendo con colleghi di corso e docenti.

Il nostro consiglio è di prendere sempre appunti sulla lezione: in questo modo avrai già una base da cui partire per costruire il tuo studio. Al termine della lezione, rileggi i concetti: se qualcosa non ti è chiaro, non esitare a chiedere al docente. Confronta gli appunti con i capitoli corrispondenti del libro di testo e integra i due materiali. Se farai questo lavoro subito dopo la lezione, sarà più facile per te mantenere la concentrazione sull’argomento e ottimizzare i tempi.

Studiare man mano che segui le lezioni ti aiuta a restare focalizzato sul tema senza rischiare di arrivare impreparato a pochi giorni dall’esame.

#2 – Capisci ciò che studi

Studiare giurisprudenza richiede uno sforzo cognitivo notevole. Contrariamente a ciò che si pensa, contare sulla memoria e imparare decine di leggi non è quello che ti viene chiesto, né è utile alla tua formazione.

Crea delle associazioni e allena la tua mente: il modo migliore per ricordare è creare dei collegamenti tra argomenti e saper passare facilmente da un argomento all’altro. Aiutati con delle mappe concettuali.

#3 – Cura l’esposizione

Metodo di studio non è solo l’ascolto delle lezioni e l’attività di studio a casa. Anche l’esposizione conta. Informati prima sulle modalità d’esame: una prova scritta richiede un approccio allo studio diverso da quella orale. Per gli esami orali, mostrati sicuro di te stesso, prepara un discorso e soprattutto usa un linguaggio semplice, pur rispettando sempre i tecnicismi richiesti dalla materia.

Su come studiare giurisprudenza abbiamo detto tutto, per oggi: non ti resta che metterti alla prova e prepararti per il tuo prossimo esame.

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. GDPR) e del decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, che i Vostri dati personali raccolti presso di noi, ovvero altrimenti da noi acquisiti, anche in futuro, saranno oggetto di trattamento da parte nostra in qualità di “Titolare”, anche con l’ausilio di mezzi elettronici e/o automatizzati e sempre nel pieno rispetto della normativa applicabile, per le seguenti finalità del trattamento: attività istituzionali dell'Università, la stessa potrà raccogliere i suoi dati personali, inseriti durante la compilazione dei Form predisposti online e cartacei, potrà pertanto successivamente trattare i suoi dati ai fini dell’instaurazione del rapporto di iscrizione ai corsi di laurea e post laurea, compresa l’attività di orientamento degli studenti per la scelta del percorso universitario; attività di informative promozionali telematiche dei corsi universitari e post-universitari, corsi di specializzazione e simili; attività contabili e amministrative relative alla corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie per legge, ovvero all’adempimento di disposizioni delle Autorità pubbliche e degli organismi di vigilanza preposti agli accertamenti. Il Titolare del trattamento e il Responsabile della protezione dei dati personali Titolare del trattamento dei Vostri dati è l’Università Niccolò Cusano – Telematica Roma, con sede in Roma, Via Don Carlo Gnocchi, 3, con Email: privacy@unicusano.it; tramite il https://www.unicusano.it/ è conoscibile l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili del trattamento o destinatari. Si informa a tal riguardo che la nostra Università ha provveduto a nominare il proprio Responsabile della protezione dei dati personali (c.d. RPD) l’avvocato Daniela Sasanelli ad ulteriore garanzia dei diritti dell’interessato e come unico punto di contatto con l’Autorità di Controllo, il nostro RPD potrà essere contattato alla seguente email: privacy@unicusano.it Per lo svolgimento di parte delle nostre attività ci rivolgiamo anche a soggetti terzi per l’effettuazione di elaborazioni di dati necessarie per l’esecuzione di particolari compiti e di contratti. 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Diritti dell’interessato, limitazione del trattamento, diritto alla portabilità e diritto di proporre azione innanzi al Garante privacy (c. d reclamo previsto dal regolamento europeo 2016/679/UE) Ai sensi del regolamento europeo sopra citato, Voi avete diritto di essere informati sul nome, la denominazione o la ragione sociale ed il domicilio, la residenza o la sede del titolare e del responsabile del trattamento, e circa le finalità e le modalità dello stesso, nonché di ottenere senza ritardo, a cura del titolare: a) la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che Vi riguardano, anche se non ancora registrati, e la comunicazione in forma intelligibile dei medesimi dati e della loro origine, nonché della logica e delle finalità su cui si basa il trattamento: detta richiesta può essere rinnovata, salva l’esigenza per giustificati motivi; b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati eventualmente trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; c) l’aggiornamento, la rettificazione, ovvero, qualora Vi abbiate interesse, l’integrazione dei dati; d) l’attestazione che le operazioni di cui ai punti b) e c) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si riveli impossibile o comporti un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato. 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